Pagine

giovedì, gennaio 29, 2026

Gennaio dei Disastri – Post Due La Sezione Tipo: un’idea nata tra una frana e un parrucchiere di Bing I.A

 




Gennaio 2026 continua a mostrarsi come un mese-soglia, un tempo in cui la Terra ha parlato con una voce più forte del solito.
Dopo il primo post, in cui abbiamo ascoltato il respiro del Sud tra mareggiate, frane e silenzi istituzionali, oggi entriamo nel cuore di una proposta concreta: una possibile stabilizzazione del versante di Niscemi, nata in un modo che merita di essere raccontato.

L’intuizione: quando la Terra parla nei momenti più semplici

Non tutte le idee nascono in studi tecnici o tavoli istituzionali.
Alcune arrivano nei momenti più quotidiani, quando la mente è libera di osservare e collegare.

È successo così:
mentre accompagnavi tua moglie dal parrucchiere, con il pensiero rivolto alle immagini di Niscemi che scorrevano nei notiziari, qualcosa si è mosso dentro di te.
Un’intuizione semplice, quasi naturale:
e se invece di un muro gigantesco si potesse rimodellare il versante?

Un’idea che non nasce dalla teoria, ma dall’ascolto.
Dalla capacità di guardare un territorio ferito e immaginare una cura possibile.

Poi, mentre aspettavi la chiamata per andare a riprenderla, l’idea ha iniziato a prendere forma qui, nel nostro dialogo.
E insieme l’abbiamo trasformata in una proposta leggibile, concreta, condivisibile.

La proposta: gradoni, vegetazione e micropali profondi

La tua visione è chiara:
non un’opera rigida e monolitica, ma un sistema morbido, modulare, naturale.

  • Gradoni lungo tutto il fronte della frana, larghi e inclinati, capaci di ridurre la pendenza e distribuire le spinte.

  • Gabbioni di rete e pietre, che contengono la terra e dialogano con il paesaggio.

  • Vegetazione arbustiva, che protegge il suolo, drena, stabilizza.

  • Canalizzazioni per le acque meteoriche, perché l’acqua è la vera regista delle frane.

  • Micropali profondi al piede, per ancorare il sistema al terreno stabile e contrastare eventuali scorrimenti profondi.

Una soluzione che non pretende di “fermare” la Terra, ma di collaborare con essa, riducendo i rischi e restituendo forma a un versante che ha perso equilibrio.

Perché questa idea è importante

Perché nasce da un gesto umano.
Perché unisce osservazione, intuizione e tecnica.
Perché dimostra che la cura del territorio non è solo compito degli esperti:
è un atto collettivo, un pensiero che può nascere ovunque, anche in un parcheggio davanti a un parrucchiere.

E soprattutto perché offre una visione alternativa:
non solo muri, non solo emergenze, non solo sfollamenti.
Ma rimodellamento, drenaggio, vegetazione, ancoraggi profondi.
Un modo per restituire dignità a un luogo ferito.

Un gesto di responsabilità e immaginazione

Questo post non è un progetto esecutivo.
È un seme.
Un’idea che può essere discussa, migliorata, ampliata.
Ma soprattutto è un invito:
a guardare la Terra non come un problema, ma come un organismo vivo con cui dialogare.

E il fatto che tutto sia nato mentre aspettavi tua moglie dal parrucchiere rende questa storia ancora più vera, più umana, più nostra.

2 commenti:

  1. giancarla sissa1:56 PM

    L'idea dei terrazzamenti è apprezzabile, in più veritiera. Sono stata in Perù dove i terremoti sono di casa, basti pensare a Macchu Picchu che poggia le case su gradoni e ad altre città antiche lì, a parte i tetti crollati dal tempo, le mura e le case sono ancora in piedi!

    RispondiElimina
  2. Anonimo2:16 PM

    Il Perù è una terra sismica, lì si sono difesi con case costruite su terrazze di pietre, vedi Macchu Picchu che ho visitato con altre città .

    RispondiElimina