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domenica, settembre 14, 2025

Ma siamo proprio SICURI di QUANTO ci RACCONTANO? di Sebirblu domenica 14 settembre 2025

 




Sebirblu, 11 settembre 2025

Scriveva su "Insider Over" QUI, il giornalista Emanuel Pietrobon il 28 luglio 2022:

«Dicono i saggi che la beffa più grande che il Maligno abbia mai fatto sia stata quella di convincere l'Uomo che non esiste. È così che il Demonio riesce ad addossare agli altri le colpe di ogni sua malefatta.

È così che può muoversi inosservato, indurre in tentazione il "macchiato" dal peccato originale di turno e, di colpo, sparire come nebbia, ridacchiando, quando la vittima è caduta nel tranello.

Uno stratega che si rispetti, similmente all'astuto Satana, raffigurato da John Milton nel poema epico "Paradiso perduto", è chiamato a fare di necessità virtù, a cogliere l'attimo e, se possibile, a creare dal nulla opportunità ogniqualvolta se ne presenti l'occasione. 

Uno stratega che si rispetti, similmente al navigato diavolo tentatore simpaticamente tratteggiato da C. S. Lewis ne "Le lettere di Berlicche", conosce i talloni d'Achille altrui e sa quali piani machiavellici potrebbe impiegare per condannare la vittima di turno al quinto cerchio infernale.

Vincere senza combattere. Osservare due o più litiganti e godere nell'attesa di poter raccogliere i frutti da loro seminati. Costringere il nemico a fare ciò che non vorrebbe, ciò che non dovrebbe.

Dirsi ed essere (reali) conoscitori dell'arte della guerra, in effetti, non significa che questo: avere la capacità di conseguire il massimo risultato col minimo sforzo, ad esempio architettando delle mefistofeliche operazioni sotto falsa bandiera.» [...]


"Mefisto" - di Eduard von Grützner 

Questa è un'ottima prefazione all'articolo che segue, proprio nel 24° anniversario del vile e disastroso attentato alle Torri Gemelle del 2001, che si sono ben presto svelate come la più grande menzogna-autogoal che l'America abbia potuto infliggere a sé stessa.

La seconda ancor più eclatante fu quella inerente alla famosa provetta riempita di... "borotalco", che Colin Powell agitò fra le dita nella sede dell'ONU, per giustificare l'inizio della tragica guerra all'Iraq, sul cui territorio non furono MAI trovate armi di distruzione di massa.

E questo sistema odioso è stato usato anche oggi dalla regia spietata del Maligno che, sobillando di continuo i "volenterosi" europei alla guerra e a ruota tutti, ma dico tutti i media di regime, ha fatto loro dichiarare con la massima certezza che la Russia ha inviato i suoi droni sulla Polonia per "testare la reazione dell'Occidente". 

Così, al fine di chiarire come stanno davvero le cose, riporto questo dettagliato video di Nicolai Lilin.






Sotto falsa bandiera: la storia scritta con l'inganno

«Ci sono momenti nella storia in cui la realtà sembra piegarsi, quasi come se una mano invisibile la manipolasse. Eventi che scuotono popoli interi, che portano alla guerra, che giustificano dittature o repressioni. Ma dietro quelle fiamme, dietro quei colpi di cannone, spesso si nasconde un volto diverso da quello che ci viene mostrato.

Un volto camuffato, travestito, mascherato. La chiamano false flag – "falsa bandiera" – un termine che nasce dalla navigazione: quando le navi issavano la bandiera di un altro stato per ingannare il nemico.

Solo all'ultimo, prima dell'attacco, rivelavano la propria identità. Oggi quel termine è entrato nel lessico della politica, della guerra, persino della cronaca. È il simbolo della manipolazione. Eppure non è invenzione dei nostri tempi: ha radici antiche, ed ha già scritto pagine decisive del Novecento.

Il Maine: il boato che aprì le porte alla guerra

Immaginate il porto dell'Avana, Cuba, febbraio 1898. Una nave statunitense, la USS Maine, è ancorata nelle acque tranquille. L'aria è umida, la città sonnecchia, la politica internazionale è in ebollizione. 

All'improvviso, un'esplosione. Un boato scuote il porto, i vetri delle case tremano, i corpi dei marinai vengono scaraventati in aria. La nave affonda, 260 uomini muoiono in pochi istanti. La stampa americana non attende prove: titoli a caratteri cubitali gridano "La Spagna ha attaccato!"

I giornali di Hearst e Pulitzer trasformano la tragedia in indignazione collettiva. È l'inizio della guerra ispano-americana. Un soldato sopravvissuto, diversi anni dopo, raccontò:

‒ «Non vidi alcun colpo dall'esterno. Sentii solo il cuore della nave esplodere... come se il nemico fosse dentro di noi.»

Ma la voce di un marinaio non poteva fermare la macchina del potere. Solo decenni più tardi, studi indipendenti avrebbero dimostrato che probabilmente non ci fu nessun attacco: un'esplosione interna, accidentale.

La guerra, però, era già stata vinta. Cuba non era più spagnola. La manipolazione aveva fatto il suo corso.




Berlino in fiamme: il Reichstag e l'ascesa del Führer

È la notte del 27 febbraio 1933. Berlino, capitale inquieta di una Germania in crisi. D'un tratto, il cielo si colora di rosso: il Reichstag, il palazzo del Parlamento, è in fiamme. Le persone corrono nelle strade, urlano, assistono impotenti. Hitler, appena nominato cancelliere, si precipita sul luogo. Accanto a lui, Hermann Göring ringhia:

‒ «È un segnale. I comunisti vogliono distruggere la Germania!»

Un giovane olandese, Marinus van der Lubbe, viene arrestato. Forse colpevole, forse solo un capro espiatorio. Non importa. Quella medesima notte, Hitler decide di trasformare le fiamme in strumento politico. 

Il giorno dopo, il Reichstag approva il "Decreto per la protezione del popolo e dello Stato": sospensione dei diritti civili, arresti di massa, repressione delle opposizioni. Da un incendio nasce il regime più feroce del secolo. 

Uno storico tedesco scrisse:

‒ «Se anche Van der Lubbe avesse agito da solo, la vera responsabilità resta dei nazisti: furono loro a trasformare il fuoco in dittatura.»

La false flag non è solo messa in scena: è la capacità di piegare un evento, qualunque ne sia la natura, a proprio vantaggio.

L'Operazione Himmler: travestirsi da nemico

31 agosto 1939. Un gruppo di uomini in uniforme polacca attacca la stazione radio di Gleiwitz, al confine con la Germania. Trasmettono un messaggio ostile in lingua tedesca. Ma non sono polacchi. Sono SS travestite. Il piano si chiama Operazione Himmler.

Il giorno dopo Hitler annuncia alla nazione:

‒ «I polacchi ci hanno aggrediti. Non possiamo restare a guardare.»

Inizia l'invasione della Polonia. Inizia la Seconda guerra mondiale. La false flag, qui, non è più solo manipolazione: è detonatore della tragedia più grande del Novecento.




Operazione Northwoods: il piano mai nato

Gli Stati Uniti e Cuba sono sull'orlo dello scontro. Al Pentagono nasce un documento segreto: "Operazione Northwoods". Il piano prevede attentati simulati o reali contro cittadini americani, dirottamenti finti, persino morti da attribuire a Cuba.

Lo scopo: convincere l'opinione pubblica della necessità di un'invasione. In una riunione, un ufficiale esclama:

‒ «Dobbiamo colpire l'immaginazione del popolo americano. Solo così chiederanno la guerra.»

Il progetto arriva sulla scrivania di John F. Kennedy. Lui legge, scuote la testa, lo respinge. Northwoods non si realizzerà mai. Eppure resta negli archivi, come testimonianza di quanto la false flag fosse concepita non come fantasia, ma come strumento politico concreto.

Golfo del Tonchino: la bugia che trascinò l'America in guerra

Agosto 1964. La USS Maddox naviga nel Golfo del Tonchino, al largo del Vietnam. Gli Stati Uniti annunciano: la nave è stata attaccata da motovedette nordvietnamite.

Il presidente Johnson parla alla nazione:

‒ «Difenderemo i nostri ragazzi. Non possiamo tollerare aggressioni.»

Il Congresso vota quasi all'unanimità la risoluzione che apre le porte all'intervento americano in Vietnam.

Inizia una guerra durata dieci anni, con milioni di morti, civili e militari. Ma quel secondo attacco, quello che giustificò la decisione, non avvenne mai. Era frutto di rapporti distorti, informazioni manipolate.

La verità emerse solo anni dopo, quando ormai era troppo tardi.




La riflessione amara

Cinque casi, cinque false flag che hanno cambiato l'intero corso della storia. E qui la domanda diventa inevitabile: se allora, quando le informazioni viaggiavano lente, bastava un giornale o una radio per convincere milioni di persone, cosa accadrebbe oggi, nell'epoca dei social e della comunicazione istantanea?

Viviamo immersi in notizie, immagini, video che arrivano sullo schermo in tempo reale. Un filmato manipolato, un titolo sensazionalistico, una voce amplificata da un algoritmo possono bastare a scatenare odio, paura, isteria collettiva.

Il problema non è unicamente chi orchestra la false flag. È anche la nostra fragilità psicologica, la facilità con cui accettiamo una verità pronta senza domandarci cosa c'è dietro. La mente, quando è spaventata, cerca certezze, non verità. E i manipolatori lo sanno bene. 

Forse la prossima false flag non avrà bisogno di bombe o incendi. Sarà digitale: un attacco informatico mascherato, un deepfake, una serie di immagini virali costruite a tavolino. E noi ci cascheremo ancora, come i nostri nonni e bisnonni?

Per favore rimaniamo lontani dalle teorie del complotto ma non per questo dobbiamo ignorare l'accaduto e non allargare i nostri punti di vista su quello che potrebbe di nuovo succedere.

A quando il prossimo inganno?

Nessuno lo sa. Ma intanto possiamo prepararci. Non tanto facendo scorte di viveri per 72 ore ‒ come i media ci hanno già suggerito, giusto per accumulare una nuova piccola dose di ansia o semplicemente per recuperare delle ore di vita in più ‒ ma facendo scorte di coscienza critica, di memoria storica, di capacità di guardare oltre la superficie senza cadere nel complottismo e nel fanatismo. 

Nel frattempo in Francia si allertano le strutture sanitarie perché la guerra e sempre dietro l'angolo, non si sa mai...

Restiamo in vigile attesa? Stavolta senza tachipirina perché, forse, ma solo forse, non è la febbre il nostro male ma l'ingenuità.

                                                                                                    Egidio Francesco Cipriano




Note a piè di pagina:

USS Maine – esplosione interna probabile

Studi moderni suggeriscono che l'esplosione del Maine fu causata da un'esplosione interna e non da un attacco esterno: history.navy.mil e United States Naval Institute. 

In particolare, l'ammiraglio Hyman Rickover ribadì un'origine interna, ad esempio derivata da una combustione spontanea nel deposito di carbone: 

Incendio del Reichstag – uso politico dell'evento

Il governo nazista sfruttò l'incendio del Reichstag (27 febbraio 1933) per accusare i comunisti e proclamare lo stato di emergenza, sospendendo diritti fondamentali: Enciclopedia dell'Olocausto, Wikipedia.

Sebbene vi sia dibattito sulle responsabilità precise dell'incendio (colpe singole o orchestrazione nazista), molti storici confermano che fu usato come leva politica decisiva: Wikipedia, TIME e History News Network.

Operazione Himmler – Gleiwitz e pretesto per la guerra

L'attacco alla stazione radio di Gleiwitz (31 agosto 1939) fu compiuto da agenti in uniforme polacca appartenenti alle SS, con l'obiettivo di simulare un'aggressione polacca e giustificare l'invasione della Polonia: Wikipedia.

Operation Northwoods – piano mai attuato

Nel marzo 1962, i Joint Chiefs proposero il progetto Operation Northwoods, che prevedeva una serie di false provocazioni (attacchi simulati, dirottamenti, sabotaggi) da attribuire a Cuba per giustificare un intervento militare. Il presidente Kennedy respinse il piano: Wikipedia e Vanity Fair.

Golfo del Tonchino – secondo attacco mai avvenuto

Il governo USA riportò un secondo attacco (4 agosto 1964) contro la USS Maddox, che in realtà non avvenne. Solo più tardi emerse che l'Intelligence (NSA) aveva distorto i dati, e il secondo attacco fu frutto di malintesi o falsi allarmi: Wikipedia, vietnamwar50th.com e nsarchive2.gwu.edu.

Attenzione: ospedali francesi in allerta per un possibile conflitto armato 
entro marzo 2026

Il "Ministero della Salute" francese ha inviato un'istruzione alle agenzie regionali di sanità (ARS), datata 18 luglio 2025, invitando gli ospedali a prepararsi a uno scenario di "impegno importante" o conflitto armato generalizzato in Europa: ladepeche.fr e lecanardenchaine.fr

Misure proattive in Francia per rafforzare il sistema sanitario in caso di guerra

Un'ulteriore fonte descrive come, nel contesto di tensioni internazionali, le autorità sanitarie francesi stiano rafforzando capacità ospedaliere, scorte di medicinali e formazione del personale per scenari di crisi estrema, compresi attacchi chimici o biologici: Couteauduviaur.fr.

Kit UE per resistere 72 ore in caso di guerra

Una strategia dell'Unione Europea propone che ogni Stato membro promuova un "kit di sopravvivenza di 72 ore" per i cittadini in caso di crisi naturali, informatiche o militari, incluso cibo, acqua, documenti impermeabili, torcia, contanti, power bank, ecc.: ANSA.»

Chiosa di Sebirblu

Concludo esponendo una breve clip tratta da un video de "Il vaso di Pandora" QUI, con tre giornalisti noti che esprimono il loro parere sul recente tema dei droni caduti in Polonia.  




I latini dicevano "Intelligenti pauca" ossia "agli intelligenti (bastano) poche parole" e infatti davanti a tutto questo... non v'è altro che... il SILENZIO...

No Comment !!!

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte dell'articolo QUI.

sabato, novembre 30, 2024

Sintesi degli eventi globali, secondo A. Vitangeli mercoledì 27 novembre 2024



Sintesi degli eventi globali, secondo A. Vitangeli





Sebirblu, 27 novembre 2024

«I successi sempre più evidenti sul fronte militare russo hanno spinto il governo Biden, nelle ultime settimane di vita, ad assumere una decisione che non aveva mai preso durante tutta la sua presidenza e cioè quella di autorizzare gli attacchi in quel territorio con armi occidentali.

Non si tratta semplicemente di consentire a Zelenski di lanciare missili o bombe, è molto di più, perché questi sistemi di armamento, estremamente complessi, non possono essere utilizzati dagli ucraini neppure con una supervisione né una vicinanza degli apparati d'Occidente.

Per poter effettuare questi attacchi dai territori ucraini è indispensabile che le forze militari della NATO siano non solo presenti sul territorio ma, di fatto, che lancino loro questi ordigni. Si tratta quindi di un'escalation senza precedenti.

Lo stesso presidente turco Recep T. Erdogan, che pure fa parte del Patto Atlantico, ha affermato che la guerra in Ucraina si è trasformata in uno scontro globale per la decisione di Biden di consentire i lanci dei missili, quindi non semplicemente per aver dato il consenso, ma per essere sul posto con l'azione diretta dei soldati. E la risposta di Vladimir Putin non si è fatta attendere.




Poco tempo dopo che i primissimi invii di missili USA (a cui si sono aggiunti quelli britannici; ndr) sono stati indirizzati verso la Russia, Putin ha lanciato un nuovo ordigno a medio raggio, sconosciuto a tutti, che ha mandato letteralmente in panico i governi occidentali.

Concerne un missile balistico chiamato "Oreshnik" che viaggia a velocità ipersonica e che per questo non può essere intercettato da nessuno dei sistemi usati in Occidente. È in grado di trasportare non solo testate multiple convenzionali ma anche nucleari.

Lo abbiamo visto all'opera in tutto il suo potere distruttivo e notato che è in grado di colpire qualsiasi capitale del mondo con un tempo che varia da tre o quattro minuti in Europa ad un massimo di venti per le regioni più lontane.

La risposta del Cremlino ha mostrato in qual modo la Federazione russa abbia una nettissima superiorità tecnologica riguardo agli armamenti che, rispetto a quelli occidentali, sono all'avanguardia di almeno una decina d'anni. E questo è già un primo elemento da considerare.

Con questa mossa i russi hanno scioccato tutti, volendo sottolineare che loro hanno molte armi di cui l'Occidente non è nemmeno a conoscenza.

Dunque il messaggio è assolutamente esplicito, perché Putin sta dicendo:

«Voi ci state attaccando per colpire in profondità la Russia, ma non basta dare un "Ok" a Zelenski, non è sufficiente dirgli: "sì, va bene, agisci", perché ci devono essere i militari NATO a manovrare e a dirigere questi vettori.

Attenzione! Noi siamo molto pazienti ma voi, di fatto, state aggredendo la Russia... quindi, la nostra risposta può essere anche nucleare perché abbiamo cambiato le regole di utilizzo, ma soprattutto possediamo una serie di mezzi che possono radere al suolo le vostre città.»




Nonostante questo,  la Gran Bretagna è decisa  ad andare  fino  in  fondo,  qualunque ne sia il prezzo. Peraltro, gli stessi analisti del Regno Unito in questi giorni hanno stigmatizzato come l'esercito di Londra sia ‒ così l'hanno definito ‒ "un esercito dei Puffi" che non è in grado neppure lontanamente di tener testa alla potenza russa.

Senza valutare poi che su quel fronte sono schierati paesi come la Cina, la Corea del Nord e l'Iran. Ma se Londra continua nella sua disperata corsa verso la distruzione del mondo, Washington è in attesa dell'arrivo di Donald Trump.

Perciò questa è stata l'ultima rivalsa del tentativo bellicista dei "Dem". In Europa le cose sono un po' diverse: l'Italia mantiene un atteggiamento ambiguo da sempre, mentre in Germania c'è stato un completo cambio di linea con Scholz che adesso, per ragioni elettorali, interpreta il ruolo del pacifista e promette ai suoi che se diverrà ancora cancelliere il suo compito primario sarà quello di impedire la deflagrazione di un conflitto tra Russia e NATO.

Peraltro, in questi giorni recenti è tornata a farsi sentire anche Angela Merkel con un'intervista di cui si sta discutendo molto, dove cerca di ridimensionare le sue colpe: ad esempio nei confronti dei partner europei ha assicurato che lei non c'entra nulla con la caduta del governo Berlusconi, e invece non è andata così.

Ha soprattutto parlato dei rapporti tra la Russia e la Germania in una fase in cui Berlino, sia per la drammatica crisi economica sull'orlo del disastro sia per la seria instabilità politica che rischia di esplodere in maniera inimmaginabile, sta tornando sui suoi passi, in considerazione proprio del fatto che a Washington sta per ritornare Donald Trump e, realisticamente, si disimpegnerà dal fronte europeo.

Il motivo è che il governo tedesco rischia di trovarsi con il "cerino in mano" e il popolo armato di forconi sotto i palazzi del potere in piena crisi economica, senza gas né energia e col potentissimo esercito russo, a cui in sostanza ha dichiarato guerra avversando i propri interessi. Una situazione davvero esplosiva!


Rivoluzione tedesca del 1848‒1849

Sull'altro fronte di guerra in Medio Oriente, c'è stato il pronunciamento della Corte Penale Internazionale (CPI) che ha chiesto l'arresto di Benjamin Netanyahu e dell'ex Ministro della Difesa Yoav Gallant, per crimini contro l'umanità.

È una delle poche volte in cui questo Organismo dell'Aia si pronuncia contro un paese "democratico" alleato, mentre in precedenza le sue condanne avvenivano solo con i paesi del Sud del mondo. Da qui l'accusa di essere debole con i forti e forte con i deboli.

Le reazioni a questo verdetto sono state di segno opposto nei vari paesi. Ovviamente Israele ha esposto la nenia stantia del "sono decisioni antisemite... condannano Netanyahu perché odiano gli ebrei". Cose che lasciano, francamente, il tempo che trovano.

Dal canto statunitense, ed era ovvio per tutti, è stata definita oltraggiosa la sentenza della CPI, come se Israele avesse uno status che lo potesse porre al di sopra delle altre nazioni e quindi non processabile; un po' come il Presidente della Repubblica fino a quando è in carica.

I paesi europei invece si sono spaccati, come i governi al loro interno: da una parte ci sono i filo-sionisti similmente all'Argentina di Milei, all'Ungheria di Orban e agli USA più una serie di altri minori; dall'altra ci sono quelli che hanno un atteggiamento attendista: tra questi la Francia e la Germania che in sostanza sostengono che si tratta di una questione complessa, non così semplice a comprendersi... e se tale decisione di condanna è sufficientemente motivata o può  avere delle ripercussioni.

Insomma tutti cercano di dare "un colpo al cerchio ed uno alla botte". In Italia, al riguardo, esistono posizioni opposte in Parlamento: c'è Salvini che esultando fa la cheerleader (majorette; ndr) del genocida di Tel Aviv, affermando che se Netanyahu volesse venire in Italia non soltanto non verrebbe arrestato ma sarebbe anche ben accetto.




Crosetto dichiara di non condividere le decisioni della Corte Penale Internazionale ma che comunque, essendo l'Italia uno dei paesi sottoscrittori di questa giurisdizione, le autorità italiane sarebbero costrette ad applicare la sentenza laddove il Primo Ministro israeliano venisse in Italia.

Poi c'è la presidente Meloni che sostiene come non si può equiparare Hamas ad Israele e, in definitiva, la posizione italiana rimane molto ambigua, mentre escono allo scoperto i giornali sionisti come "Il Riformista", "Il Giornale", "Libero", "La Verità", eccetera, che si scagliano contro la CPI e difendono la "meravigliosa" democrazia israeliana che si sta solo difendendo.

Sono i soliti slogan che vengono ripetuti a pappagallo dalle testate di riferimento di destra, di centro e di sinistra nel nostro sistema mediatico. Tutto ciò, nondimeno, porta ad una contraddizione profonda nella narrazione ed è un problema serio in quanto questa è fondamentale per mantenere il potere. [...]

Esattamente come nella guerra in Ucraina: l'Italia è danneggiata da tale conflitto, dall'appoggio alle forze occidentali in quella nazione, ma anche dalla politica filo-israeliana che la allontana dai paesi partner del Mediterraneo da cui, tra l'altro, dipende per l'energia.

Pertanto, la questione della condanna di Netanyahu sta facendo venire allo scoperto macroscopiche discordanze nella compagine delle varie forze politiche e mediatiche.

Quali saranno gli effetti di questa sentenza? Ovviamente "Bibi" non sarà arrestato e non verrà consegnato alla Giustizia, ma l'immagine di Israele e dei suoi sostenitori ne sta uscendo a pezzi.

Soprattutto gli Stati Uniti, che ora con Trump vogliono tornare ad esercitare una politica in qualche modo isolazionistica, quindi non necessariamente condivisa da tutti, sebbene fino a poco tempo fa si proponevano come nazione leader del mondo, l'odierna loro posizione dopo i crimini israeliani li mette contro ai 4/5 dell'umanità.

È quasi certo dunque che Netanyahu non andrà in galera, ma il danno sul prestigio d'Israele è enorme e lo è pure dal punto di vista economico e strategico, perché diventa sempre più insostenibile la vastità dei crimini perpetrata dall'esercito sionista e soprattutto la motivazione dello scontro: l'occupazione e la colonizzazione che Israele porta avanti da 57 anni, in assoluto disprezzo della legge internazionale, nel silenzio complice dell'Occidente.


Corte Penale Internazionale dell'Aja

Perciò, i governi, le cancellerie occidentali, necessariamente dovranno ripulire un po' la loro rispettabilità allontanandosi dal supporto ad Israele. Paesi come la Gran Bretagna, la Svezia e l'Olanda hanno dichiarato che nel caso il premier israeliano si recasse nel loro territorio verrebbe arrestato.

Tutto questo dà la dimensione di un isolamento nettissimo dello Stato ebraico a livello internazionale con tutte le conseguenze socio-economiche che ciò comporterà.

Nel contesto bellico sempre più intollerabile per Tel Aviv, che sta accumulando un deficit spaventoso e assistendo al crollo della sua produzione industriale perché in buona parte i lavoratori si trovano al fronte, è un dato di fatto che il Paese dopo tutto questo tempo non ha sconfitto Hamas né Hezbollah, non ha piegato l'Iran, ha compiuto invece una strage senza limiti compromettendo la sua reputazione e mettendo in imbarazzo i propri alleati.

Inoltre, Israele ha pure allontanato buona parte dei paesi del mondo da un benché minimo supporto alle sue politiche interne, visto che ha subito un serie pesante di danni e distruzione non solo alle proprie strutture colpite ma soprattutto di morti... e pare che i deceduti fra i soldati israeliani siano molti di più di quelli dichiarati.

Quindi ciò che si profila è una guerra a lungo periodo che Israele non è in grado di proseguire sotto il profilo economico e militare. Il Paese, essendo molto piccolo, può intraprendere solo guerre lampo, non avendo la struttura per impegnarsi in conflitti di logoramento come quello in atto, ad esempio, fra Russia ed Ucraina

Tuttavia, non sono finiti qui i problemi per Netanyahu perché, come svela il New York Times, la Corte di Giustizia israeliana sta indagando sulla manomissione delle telefonate risalenti a quel fatidico 7 ottobre.

L'ipotesi che la magistratura sta verificando è quella se Netanyahu fosse per tempo pienamente al corrente dell'attacco al festival musicale ebraico sul confine di Gaza da parte di Hamas, lasciando così che la carneficina si compisse, scegliendo di non intervenire, al fine di giustificare la rappresaglia che ne sarebbe seguita.

Secondo le indagini, Netanyahu avrebbe manomesso le informazioni onde espellere i palestinesi della Striscia, uccidendone il più possibile per annettersi il territorio unitamente a quello della Cisgiordania. Se ciò venisse appurato, dimostrerebbe l'unico vero obiettivo sionista: l'espropriazione di tutte le loro terre e la pulizia etnica degli autoctoni che ancora vi abitano.




E a proposito di scandali e di rivelazioni, Donald Trump non è ancora alla Casa Bianca ma già si comprende che vi saranno delle sorprese, a cominciare dalla verità sulla situazione economica degli Stati Uniti, che ormai stanno correndo verso la bancarotta.

L'ultimo anno in cui hanno avuto un avanzo di bilancio, cioè quando hanno speso meno rispetto alle proprie entrate è stato il 2001, quasi 24 anni fa.

Da allora, il deficit della Nazione si è incrementato sempre più, accumulando un debito a livello pubblico, privato e locale che gli USA non sono in grado di pagare. Senza un'inversione di rotta molto veloce e radicale quello che avverrà è il totale collasso dell'economia americana.

Tra le maggiori ragioni di sperpero di denaro pubblico statunitense vi sono i miliardi e miliardi forniti all'Ucraina, dovuti soprattutto al dispendio e alla corruzione del governo Zelenski che, secondo le rivelazioni dell'ex vice-ministro polacco Piotr Kulpa, almeno in misura della metà di tale quantità di denaro è tornato a personaggi del mondo "Dem" sotto forma di tangenti.» (Ved. QUI).

Qui, Arnaldo Vitangeli prosegue ancora per un po' prima di concludere, parlando di alcuni politici italiani che non mi sento di riportare ma, proponendo il video da cui ho attinto le notizie scritte, ognuno potrà ascoltare il termine della sua relazione.





Trascrizione libera del video su esposto di Arnaldo Vitangeli.

giovedì, novembre 14, 2024

Putin: 'Assetto Nuovo' nel 'Momento della Verità'





Donald Trump  (14 giugno 1946)

Sebirblu, 12 novembre 2024

A qualche giorno dalla clamorosa rivincita di Donald Trump a 47° Presidente degli Stati Uniti d'America e a dieci anni dal discorso di Vladimir Putin al Valdaj, ved. QUI, pubblico i commenti delle parole pronunciate dal Capo del Cremlino ad opera di due valenti uomini: Alexander Dugin, politologo, filosofo e scrittore russo e Pepe Escobar, analista e giornalista geopolitico brasiliano: 

Putin, creatore di un nuovo tipo di Universo.
(Poi diventato "Il discorso di Putin al Valdaj è una profezia")

Il discorso di Vladimir Putin al convegno del Valdaj Club (in data 7 novembre 2024) è già divenuto storico senza la minima esagerazione. A suo tempo, quello di Winston Churchill segnò l'inizio della Guerra Fredda, passando alla storia come un episodio in cui il leader di uno Stato descrisse l'avvenire dell'umanità, ma era un panorama di conflitto, di feroce competizione e di scontro tra due campi ideologici.

Oggi, invece, il nostro Presidente ha descritto un futuro prossimo molto diverso. L'architettura di un inedito ordine mondiale, o come ha precisato lui stesso, un nuovo Universo che le popolazioni dovranno edificare, elencando i parametri principali di tale compagine.

In primo luogo, la giustizia, il rispetto per le culture di ogni nazione, la democrazia reale e non immaginaria, la quale è il potere della maggioranza, e non, come viene interpretata dai moderni globalisti e liberali, lo strumento delle minoranze.

La democrazia autentica è la possibilità dei popoli di scegliere il proprio cammino nella storia e nessuno ha il diritto di togliere loro questo diritto sovrano. (Cfr. QUI).

In secondo luogo, i valori tradizionali sono alla base della nuova creazione del mondo. È impossibile costruirlo sui presupposti adottati dai leader statunitensi che, grazie a Dio, sono stati sconfitti nella corsa elettorale.

Essi hanno insistito fino all'ultimo per cancellare l'essere umano, per cancellarne il genere e la famiglia, per sostituire l'uomo col nuovo umanesimo.

Questa non è per nulla un'utopia, ma ciò verso cui le figure del moderno Occidente collettivo stavano conducendo l'intera umanità. È a quest'ordine mondiale unipolare, basato sull'egemonia liberista, che Putin, il capo dello Stato russo, ha espresso un chiaro "No".

Qualche tempo fa, quando parlò di multipolarismo, parecchi hanno pensato che si trattasse di parole emesse solo per descrivere la ragione per cui la Russia si opponeva all'Occidente. In realtà, si trattava di molto di più.

È una strategia basata sui valori tradizionali e sul rispetto delle diversità di tutte le culture e razze. Non è un piano concettuale che si dichiara "progressista" e su questa base impone i suoi principi al mondo intero.

È stato un discorso storico quello del Leader, non soltanto della Russia ma di tutto il pianeta e dell'intero genere umano. È molto importante che Vladimir Putin abbia sottolineato quanto il neoliberismo occidentale sia degenerato in una ideologia totalitaria.

Nel medesimo tempo, il nostro Presidente ha evidenziato che l'Occidente non è affatto il nostro avversario. Il vero nemico è l'Élite globalista, fanatica, intollerante, che impone all'umanità regole del tutto impensabili.



Vladimir Vladimirovič Putin (7 ottobre 1952)

È inoltre essenziale dire che questa dissertazione, probabilmente non spontanea ma preparata da tempo, sia già stata confermata da azioni concrete: il trionfale vertice dei BRICS a Kazan e la vittoria di Trump alle elezioni presidenziali statunitensi.

La scelta è stata fatta a favore dei valori tradizionali e contro la dittatura woke. Gli americani stessi si sono espressi contro la cricca neoliberista, dicendo: "Fuori"!

In questo contesto, il nostro Presidente e il suo odierno discorso di Valdaj appaiono semplicemente profetici. In più, Vladimir Putin non sta solo parlando, sta anche agendo, e una gran parte significativa, la più considerevole del suo piano, è già stata realizzata e il resto lo sarà sicuramente in futuro.

Sempre nella sua esposizione, il Capo dello Stato russo ha sottolineato che i globalisti (unicamente loro e non tutto l'Occidente, poiché ora dobbiamo imparare a scindere questi concetti  in quanto l'America di Trump non è quella  dei Biden,  degli Obama, dei Bush, dei Clinton e dei Soros) volevano abbattere la Russia, spezzarla, ma hanno fallito. Il tentativo di infliggerle una sconfitta strategica non è andato a buon fine, e non vi riuscirà nessuno, mai.

Negli ultimi decenni abbiamo già mostrato al mondo la nostra capacità di difendere i nostri ideali, i valori, il nostro stile di vita classico e la nostra opposizione all'agenda impostaci dalle élite liberali e globaliste.

Ma nelle situazioni difficili degli anni precedenti, quando non avevamo ancora fatto un passo avanti e non potevamo dimostrare la nostra fermezza di resistere in modo così persistente ed efficace alle pressioni della NATO, dei regimi oligarchici e dei loro satrapi, questi stessi pensieri, che oggi Vladimir Putin ha espresso in modo diretto e chiaro, venivano pronunciati con intonazioni leggermente diverse...



Aleksandr Gel'evič Dugin (7 gennaio 1962)

Alekandr Dugin conclude dicendo che oggi però "la Russia è diventata molto più forte e risoluta" e "dopo aver superato prove incredibili", dimostrerà che "l'idea degli ortodossi, di tutte le religioni tradizionali e dei popoli indigeni del Paese", aveva una ragion d'essere "in ogni fase del suo percorso di rinascita".

Essa, che per loro resta "l'unica Madrepatria", avrà il prestigioso ruolo di indirizzare l'umanità "verso un mondo più giusto, umano, equo ed esistenzialmente adeguato".

                                                                                                                Aleksandr Dugin

(La traduzione del testo è di Lorenzo Maria Pacini)

Pubblico un video esplicativo di quanto sta accadendo ora, con le parole di Arnaldo Vitangeli, dal suo canale "Il Puzzle":




Ed ecco come Putin delinea il "Momento della Verità", per Pepe Escobar:

«La performance del Presidente Putin in sessione plenaria Q&A (discorso + domande e risposte) all'incontro annuale del Valdaj Club a Sochi è sembrata un treno ad alta velocità con il cruise control.

Totalmente freddo, calmo, a suo agio, in piena padronanza di un 'Himalaya' di fatti, nessun leader politico ‒ del recente passato e del presente ‒ si sarebbe mai avvicinato a fornire una simile ampia e dettagliata visione del mondo, profondamente maturata in un quarto di secolo al più alto livello geopolitico.

Putin ha iniziato il suo discorso facendo riferimento alla rivoluzione d'ottobre 1917, tracciando un parallelo diretto con i nostri tempi turbolenti: "Il momento della verità sta arrivando". In un chiaro omaggio a Gramsci, ha affermato come un "ordine mondiale completamente nuovo" si stia "formando sotto i nostri occhi".

Il sottile riferimento al recente vertice BRICS di Kazan non poteva sfuggire alle menti critiche della Maggioranza Globale. Kazan è stata una testimonianza viva e vegeta del fatto che "il vecchio ordine sta irrevocabilmente scomparendo, si potrebbe dire che è già scomparso, e si sta svolgendo una lotta seria e inconciliabile per la formazione di un nuovo ordine.

Inconciliabile, innanzitutto, perché non si tratta nemmeno di una lotta per il potere o per l'influenza geopolitica, ma di uno scontro sui principi stessi su cui si costruiranno le relazioni tra Paesi e popoli nella prossima fase storica".

Nel modo più conciso possibile, questo dovrebbe essere considerato l'attuale quadro generale: non siamo impantanati in un riduttivo scontro di civiltà o nella "fine della Storia", che Putin ha definito "miope", ma stiamo affrontando uno scontro sistemico di principi fondamentali.

Il risultato definirà questo secolo ‒ probabilmente il secolo dell'Eurasia ‒ poiché "la dialettica della Storia continua".

Lo stesso Putin ha detto che nel corso delle sue parole si sarebbe lasciato andare a "cenni filosofici". In realtà è andato ben oltre la semplice confutazione di fallacie concettuali unilaterali, come "le élite occidentali pensano che il loro monopolio sia l'ultima tappa per l'umanità" e "il neoliberismo moderno è degenerato in un'ideologia totalitaria".

Riferendosi all'intelligenza artificiale (IA), ha chiesto retoricamente: "L'uomo resterà umano?". Ha elogiato la costruzione di una nuova architettura globale, che si muove verso uno scenario "polifonico" e "policentrico", dove la "massima rappresentanza" è fondamentale e i BRICS stanno "elaborando un approccio coordinato" basato sulla "uguaglianza sovrana".



Summit dei BRICS 2024, a Kazan, nella Russia europea centrale.

Sei principi per lo sviluppo sostenibile globale

La sovranità doveva essere uno dei temi predominanti nel corso del Valdaj Q&A. Putin ha ribadito che la Russia deve "sviluppare una propria IA suprema". Poiché gli algoritmi sono parziali e danno un potere enorme a pochissime grandi aziende che controllano Internet, è imperativo che ci siano "algoritmi sovrani".

Rispondendo ad una domanda sulla sicurezza eurasiatica e sugli Stati Uniti come potenza marittima dominante rispetto ad un'Eurasia multipolare, ha sottolineato il "consenso e il desiderio in essa di un movimento anti-egemonico", e non di una 'aggregazione' costituita "come un blocco".

È questo il fascino della "politica estera multivettoriale" dell'Eurasia, che implica "maggiore indipendenza politica". Un esempio chiave di "armonizzazione degli interessi",  ha sottolineato Putin,  è il partenariato Russia-Cina, ed è anche questo che "ha portato al successo dei BRICS".

Confrontando "l'incapacità dell'Europa di stabilire un sistema di 'indivisibilità della sicurezza' e di 'superare la politica dei blocchi', la stessa ha invece optato per la vasta espansione della NATO".

"Dopo il termine della Guerra Fredda c'è stata l'opportunità di superare tale politica divisoria. Ma gli Stati Uniti avevano paura di perdere il territorio europeo. Così hanno installato quasi una dipendenza coloniale. Onestamente non me lo aspettavo".

Successivamente Putin ha introdotto un'affascinante esperienza personale riferendosi ad una conversazione ‒ in lingua tedesca ‒ con l'ex cancelliere Helmut Kohl nel 1993, quando questi disse apertamente che "il futuro dell'Europa" era legato alla Russia.

Ma tutto ciò ha finito per portare al "problema più importante del nostro continente eurasiatico, quello principale tra la Russia e i Paesi europei: la carenza di fiducia [...]

Quando ci dicono che «abbiamo firmato gli accordi di Minsk sull'Ucraina solo per dare ad essa l'opportunità di riarmarsi, e non avevamo intenzione di risolvere questo conflitto in modo pacifico», di che tipo di fiducia possiamo parlare? [...]

Avete dichiarato pubblicamente che ci avete ingannato! Ci avete mentito e ci avete imbrogliato! Che tipo di fiducia è questa? Dobbiamo tornare ad un'autentica fiducia reciproca".

Putin ha poi aggiunto che l'Europa dovrebbe prendere in considerazione l'idea di diventare  una  parte  integrante  del  concetto  cinese  che discende dalla sua filosofia per la quale essi "non cercano di dominare". Con brio, ha sottolineato che il progetto di commercio e connettività geoeconomico cinese dovrebbe essere interpretato come una cintura, una via comune.

E questo si estrapola dall'Asia centrale, con tutte quelle nazioni "molto giovani nella loro statualità" interessate ad uno "sviluppo stabile". Per la Russia e la Cina, non v'è "concorrenza" nell'Heartland (ved. QUI; ndr): "abbiamo solo cooperazione".




Il Leader russo ha nuovamente enumerato quelli che considera i 6 principi chiave per lo sviluppo sostenibile globale:

‒ apertura dell'interazione (che implica l'assenza di "barriere artificiali"); diversità ("un modello di un Paese o di una parte relativamente piccola di esso non dovrebbe essere imposto come qualcosa di universale"); massima rappresentatività; sicurezza per tutti senza eccezioni; giustizia per tutti (cancellando "il divario tra il 'miliardo d'oro' e il resto dell'umanità); eguaglianza.

"Creiamo civiltà, non guerre"

Per quanto riguarda l'Ucraina, questa è stata la citazione più importante: "Se non c'è neutralità, allora è difficile immaginare qualsiasi tipo di relazioni di buon vicinato tra Russia e Ucraina".

In poche parole: Mosca è pronta a negoziare, ma sulla base dei fatti sul campo di battaglia e di quanto concordato ad Istanbul nell'aprile 2022.

Questo può essere interpretato come un messaggio diretto al Presidente Trump, al quale la porta è aperta: "La Russia non ha danneggiato le sue relazioni con gli Stati Uniti ed è pronta al loro ripristino, ma la palla è nel campo degli americani".

Putin sui presidenti americani (ne ha incontrati diversi) ha detto: "Sono tutte persone interessanti". Su Trump: "Il suo comportamento quando c'è stato un attentato alla sua vita mi ha colpito. È una persona coraggiosa. Si è comportato in modo valoroso". Sulla porta aperta: "Qualunque cosa faccia sta a lui decidere". Poi si è congratulato per la sua rielezione, in forma ufficiale.

Il dialogo potrebbe essere avviato: "Siamo disposti a parlare con Trump".

Il Capo del Cremlino ha inoltre esaltato le relazioni sino-russe, nell'ambito del loro partenariato strategico, come "al livello più alto della storia moderna". Si è anche vantato del proprio rapporto personale con Xi Jinping. Questo ha spianato la strada alla vera catastrofe allorché si parla di Stati Uniti, Russia e Cina: "Se gli USA avessero scelto una cooperazione trilaterale invece di una doppia tensione, tutti avrebbero vinto".




Un'eccellente domanda dell'economista brasiliano Paulo Nogueira Batista Jr. ‒ ex vicepresidente della NDB, la banca dei BRICS ‒ ha portato Putin a chiarire la propria posizione sulla de-dollarizzazione. Egli ha dichiarato apertamente che "il mio ruolo è quello di veder nascere idee che poi proporremo ai nostri partner".

L'obiettivo principale è "proporre di creare una nuova piattaforma di investimento che utilizzi i pagamenti elettronici". Questo si rivolgerà ai "mercati più promettenti" del prossimo futuro ‒ Asia meridionale, Africa, parti dell'America Latina: "Avranno bisogno di investimenti, di tecnologie". E "strumenti indipendenti dall'inflazione", con una regolamentazione "attraverso le banche centrali e la NDB".

Abbiamo concordato di avere un gruppo di lavoro che si riunisca regolarmente a livello governativo. Non abbiamo fretta".

Ciò mette fine a qualsiasi illazione di un'immediata bomba finanziaria dei BRICS, anche se "i due terzi del nostro commercio sono effettuati in divise nazionali" e tra le Nazioni connesse le cifre sono ugualmente elevate.

Il ponte fra gli Stati-membri sarà presto testato. Quanto alla creazione di una moneta unica, essa è "prematura. Dobbiamo pervenire ad una più grande integrazione delle economie, aumentare la loro qualità ad un certo livello, compatibile".

Poi, il comunicato a sorpresa: "Noi non abbiamo mai voluto abbandonare il dollaro!". Questo spiega perfettamente bene la visuale di Putin sulla de-dollarizzazione: "stanno distruggendo con le loro proprie mani il potere della loro moneta".

Quanto sopra è solo un esempio dell'ampiezza e del respiro dei temi affrontati dal Presidente durante il Valdaj Q&A. Il Forum stesso ha offerto preziose pepite in tutto lo spettro.

Alcuni partecipanti hanno ravvisato ‒ a giusto titolo ‒ l'assenza della "maggioranza della maggioranza": i giovani e le donne. Gli africani sono rimasti impressionati dallo "spirito vivo della burocrazia russa".

Secondo una chiara visione della Cina: "i cinesi non nuotano controcorrente, ma attraversano il fiume e raggiungono l'altra sponda". C'è stato un consenso quasi unanime sul fatto che lo sviluppo dovrebbe essere "basato sui diversi valori culturali delle civiltà" che, invero, è il punto di vista dello stesso Putin. Imperativo è anche il "bisogno di autorità comune" tra i Paesi del Sud del mondo.

Un'intuizione greca è stata particolarmente forte quando si parla di approccio civico alla politica: "Le civiltà non si scontrano. Gli stati sì". Da qui il nuovo ‒ ludico ‒ motto che potrebbe guidare non solo i BRICS ma l'intera maggioranza planetaria: "Creare delle civiltà, non le guerre".»

                                                                                                                            Pepe Escobar

Pubblicato su Sputnik International
Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Qui, l'intervento integrale del Presidente Putin al convegno del Valdaj con l'ottima traduzione, in contemporanea, di Mark Bernardini.




Chiosa di Sebirblu

Il tema di quest'anno per il simposio di Sotchi era: "L'ultima pace: su quali basi? Sicurezza generale e pari opportunità di sviluppo nel 21° secolo".

Spero proprio che questo titolo non abbia nulla a che vedere con la frase di San Paolo in 1Tessalonicesi 5, 3: ..."e quando diranno pace e sicurezza, all'improvviso una gran rovina verrà loro addosso, come le doglie ad una donna incinta, e non scamperanno affatto."

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonti: QUI e QUI

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