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domenica, giugno 07, 2020

6 GIUGNO 2020 DI FRANCO REMONDINA Smart Fucking



Il cavallo di Troia o meglio, il mulo delle troie, è il modo che hanno escogitato per fottere le persone: lo smart working.
Possibile che la gente non lo capisca?
E’ l’anticamera dello Smart Salary, lo stipendio magro.
Oh che bello lavorare da casa, finirà con una tragedia salariale. Come fai a non capirlo?
Ma c’è un altro aspetto che non viene capito, quello della spersonalizzazione dell’ambiente lavorativo, diventi l’equivalente di una “app”.
Niente più “ambiente di lavoro”, niente più visione d’insieme, niente più struttura aziendale.
Passato il concetto, si giunge rapidamente alla considerazione del “tempo effettivo” impiegato e come conseguenza l’adeguamento della retribuzione non più sull’affitto del tempo, ma sull’affitto della prestazione di lavoro.
Il contratto di lavoro era fatto da regole legate al numero di ore settimanali di presenza in fabbrica, azienda, industria, ufficio, le cosiddette 40 ore settimanali, ovviamente tale orario scandiva anche i ritmi della socialità generale nel senso che se si cominciava alle 8 e si finiva alle 17, le “altre” attività non lavorative dovevano venire organizzate dalla persona al di fuori di quell’orario.
E’ chiaro? No, non credo proprio.
Ci sono delle cose che vi sfuggono, per esempio la % di tempo vostro, erroneamente chiamate tempo libero.
Si tratta di “tempo vostro” , quello su cui potete contare e usare davvero liberamente. Certo si può obbiettare che oltre alle ore di lavoro (40) ci sono anche le ore per recarsi sul posto di lavoro, ma questo era considerato come incluso nella consuetudine lavorativa ma ora questa divisione diversa del tempo di lavoro, porta con sè una promiscuità temporale davvero complessa.
Il passaggio da orario di lavoro a prestazione di lavoro è di fatto una spoliazione totale del “tempo vostro”, prima avevate quel tempo ora non ce l’avete più.
Di fatto sarà cosi.
Inizialmente varranno ancora i diritti, per consuetudine, ma rapidamente vedrete che si innesca la nuova consuetudine.
Saranno “altri” a decidere quando e come del “vostro tempo”.
Non ti sta bene?
Il mercato è grande, ti sostituiamo.
Certo non in questo modo palese, ma ci sono tanti modi per farvi desistere da opporvi.
Gruppi di strateghi del lavoro ci metteranno nulla a calcolare il tempo della prestazione e a farvi sapere che siete pagati troppo.
Ma non solo, verrete valutati a prestazione e questo renderà chiaro il livello di competenza che avete. Se siete davvero bravi allora non avrete problemi, le competenze sono un valore, sempre.
Ecco, il problema viene adesso, avendo strutturato il lavoro sulla “incompetenza”, cioè spezzettando mansioni in modo da non darvi la possibilità di avere visione completa dell’intero processo lavorativo, la maggioranza schiacciante dei lavoratori ha una competenza parziale, facilmente sostituibile e quindi di scarso valore.
Lo si vede nel settore pubblico.
Incompetenza generale e quindi indolenza e burocrazia.
L’iper regolamentazione serve a questo, a produrre competenze minime e quindi con zero valore.
Ma a zero valore deve corrispondere anche un salario adeguatamente vicino a esprimere tale constatazione.
E’ davvero una novità fantastica questa inculata che viene applaudita da sociologi e influencer mediatici.
La società di servizi, quella che è stata perseguita in questi ultimi venti-trent’anni è di fatto il nulla!
Nessun servizio produce ricchezza, solo costi.
E se tu dai un servizio, sei un costo, quindi ti tagliano.

Di Franco Remondina (Dodicesima.com)

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