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lunedì, giugno 19, 2017

19 GIUGNO 2017 DI FRANCO REMONDINA NE’ I BANCHIERI, NE’ I MERCATI…




Quel che sta accadendo è sempre e solo questo: la difesa della “fabbrica dei soldi” e a chi debba appartenere.
Il punto è che anche se tu l’hai capita, anche se hai capito il “trucco” o meglio la truffa della moneta, quando cerchi di spiegarla, non ci riesci.
Questo è dovuto alla mole di regole legali, alle leggi promulgate negli anni da parlamenti corrotti, da politici incapaci-corrotti, ma questa operazione di promulgare leggi correttive, dimostra che la “truffa” non è perfetta ma perfettibile.
Se fai una operazione di retrolegislazione, giungi comunque a svelare l’inganno!
Perchè non si fa?
Una simile operazione richiede competenze che nessuno possiede a livello individuale! Dite che bisognerebbe mettere insieme più persone?
Questo complicherebbe le cose, sorgerebbero questioni di “prevalenza interpretativa”, a seguito delle quali antipatie e quantaltro, col risultato di interrompere e non arrivare alla fine del compito.
La via più facile è immaginare la cosa ex-novo, rappresentandoci i problemi di una comunità che partisse da zero e come sarebbero risolti.
Se si va in questa direzione diventa comprensibile capire la moneta, quale è il suo ruolo, a chi appartenga, perchè le tasse sono illegittime e tante altre cose… Riporto un brano dell’articolo Ipnosi Fiscale (seconda parte):
C’era una volta un gruppo di persone che spostandosi per un vasto territorio, arrivano in posto veramente gradevole e decidono di stabilirsi lì. Essendo una intenzione condivisa, ne discutono e si organizzano.
Mettono nero su bianco il loro impegno e lo chiamano “statuto della comunità”.
Una volta fatta questa operazione, il problema della realizzazione degli intenti della comunità si scontra con la questione pratica: come realizzare queste intenzioni. Il luogo scelto è fertile, ma manca tutto.
Riuniti in una assemblea plenaria, viene deciso quanto segue: la comunità di Vattelapesca, riunita in assemblea plenaria, delibera in merito alle transazioni che avverranno all’interno dei confini del territorio che la comunità ritiene essere territorio dello stato di Vattelapesca, in una moneta denominata “pesco”.
Viene eletto il consiglio di stato che determina il mezzo di pagamento, la moneta con cui si scambieranno beni e servizi: La chiamano “pesco”.
Dopodichè si procede alla stampa di “centomila pesco”. Inizialmente come moneta il “pesco” ha un valore immaginario, determinato dal “valore che la comunità decide di dare al proprio territorio, cioè immaginato valere 100 000 “pesco”… facciamola breve, l’assemblea fa delle stime di valore delle opere: 
Servono strade? Quanto costa?
Tra i componenti della comunità , qualcuno alza la mano e dice:” Per realizzare queste strade, sevono tot persone che devono mantenersi per tot tempo e quindi il costo è di 10 000 “pesco”.
Poi ci sono le scuole, con lo stesso processo si arriva a stabilire che le scuole richiedono 3000 “pesco”.
Le ferrovie? 12000 “pesco”!
I porti? 20 000 “pesco”.
Gli ospedali? 5000 “pesco”. La telefonia, le miniere, le raffinerie e quant’altro 20 000 “pesco”
L’agricoltura 10 000 “pesco”.
L’energia elettrica 20 000 “pesco”.
Stabilito questo, la comunità di vattelapesca dà il via alla realizzazione di tutte le opere che servono. Ai costruttori di strade vengono elargiti i “pesco” necessari e così a tutti gli altri; si pone a questo punto un problema, quello di contabilizzare tale operazione…
Lo chiamano il bilancio dello “Stato di Vattelapesca”.
Ok? Come sarà questo bilancio? Contabilmente lo stato possedeva 100 000 “pesco”, ora invece possiede: 100 000 – (10 000+3000+12000+20 000+5000+20 000+10 000+20 000)=0, cioè aveva 100 000 “pesco” e ora ha zero!
In pratica ha contabilmente un debito di -100 000 “pesco”. 
Dove è finito? Nei conti correnti dei componenti la comunità! Ovvio…
Il debito dello Stato di Vattelapesca è la ricchezza dei suoi abitanti. Una volta completate le opere tuttavia, esse hanno bisogno di manutenzione.
Lo stato prevede quindi una quota di versamento da parte di ogni componente della comunità per evitare di stampare nuovi “pesco”, le chiama “contributo contro il degrado”, noi lo chiamiamo tasse.
ECCO QUA LA DIMOSTRAZIONE: LO STATO DEVE PRIMA SPENDERE (DEBITO PUBBLICO) PER POTER INCASSARE LE TASSE! SE LA COMUNITA’ NON AVESSE MESSO IN CIRCOLAZIONE  PRIMA I “PESCO”, NON SI SAREBBE POTUTO PAGARE LE TASSE!
Cosi la puoi razionalmente capire!
Inoltre si capisce anche di chi realmente sia la moneta.
Solo in questo modo capite o potete capire la truffa attuata con la Banca Centrale, il fatto che sulla questione moneta ci sia un articolo della costituzione,
il 42:
La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.
La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.
La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.
La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.
Poichè la moneta, come spiegato, appartiene alla comunità e non allo stato, poiche la nascita dello stato è una conseguenza dell’accordo di comunità, le leggi  sulla moneta, promulgate dai parlamenti e non sottoposte a referendum sono illegittime.
Se non si parte da questo, i trucchi legali di alcuni, impediscono il riconoscimento su chi sia proprietario della moneta!
La comunità! Lei sola può decidere, tramite cosultazione, quanta moneta serva, quante tasse siano corrette, quanto deve essere la pensione etc etc etc… di sicuro non i banchieri e di sicuro non i mercati!
Di Franco Remondina (Dodicesima.com)

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