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venerdì, ottobre 06, 2017

PEPE ESCOBAR:Catalogna: segui i soldi

DI PEPE ESCOBAR
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Non c’è niente di  meglio che seguire i soldi come dice il Professore di Economia Xavier Sala-i-Martin, dell’Università di Columbia, Chief Advisor del World Economic Forum (e coautore del Global Competitiveness Report) oltre  che 14° economista più influente del pianeta.
Questo video è un MUST SEE e un pezzo di assolo assoluto. Se capisci un po’ di spagnolo puoi comprendere bene l’intreccio di cui parla.
Comunque, per tutti,  ecco di cosa si parla.
Xavier Sala-i-Martin sottolinea che tutto il debito pubblico della Spagna, di cui si parla tanto, incluso il debito del governo regionale catalano, è stato contratto a nome del re di Spagna:
“È un debito fatto dalla Spagna che ha già un debito pari al 100% del PIL. Se la Catalogna dovesse dichiarare l’indipendenza domani, e la Spagna dovesse  dire che “sarà cacciata dall’UE per almeno tre generazioni”  oltre alle altre minacce che potrebbe fare la Spagna, NOI risponderemmo : “Bene, allora anche questi piccoli documenti di debito (obbligazioni), ve li tenete voi almeno per le prossime tre generazioni “.
All’improvviso la Spagna si ritroverebbero con  un PIL molto più basso e un debito pubblico molto più alto (circa il 125%)  ed un rapporto debito / PIL del 125% non sarebbe sopportabile. La Spagna non sarebbe in grado di pagare il debito che deve alle banche spagnole, che sono i maggiori titolari di obbligazioni spagnole. E questa sarebbe una rovina per loro e provocherebbe un bagno di sangue finanziario “. — Questa è l’opzione nucleare del governo catalano.
Se il nano-Franco Rajoy – con l’appoggio di quei pagliacci di Bruxelles– continua a comportarsi come un criminale, mandando polizia a pioggia e facendola arrivare anche da altre parti della Spagna oltre che dalla Catalogna (di questo si sta discutendo ora, sbattendo in prigione politici catalani o revocando l’autonomia della Catalogna (questa è l’opzione nucleare di Madrid), direi che ormai c’è ben poco da scommettere.
Il problema è che non c’è nessuna negoziazione possibile con il nano-Franco perché lui non vuole nessuna negoziazione. E quei vigliacchi di Bruxelles – che hanno dietro Rothschild e  Roi- Soleil-Macron, tra gli altri – se ne sono lavate le loro sporche mani e si sono messi dalla parte del Nano-Franco, come ho già  scritto sia io, che tanti altri.
Bruxelles è un Valhalla di mascalzoni. La Catalogna fa parte dell’euro. Come si può permettere Bruxelles di giustificare l’espulsione di una delle zone più ricche della EuroZona, quando la stessa UE  ha fatto di tutto per impedire che fosse espulsa la Grecia, il cui PIL è molto più basso di  quello prodotto in  Catalogna?   E … se l’UE dovesse espellere anche altre regioni che avessero la cattiva idea di dichiararsi indipendenti, questo significherebbe che l’euro perderebbe valore ancor più  rapidamente –  cosa che, comunque, non sarebbe necessariamente una cattiva idea.
Pepe Escobar

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fontecomedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario

martedì, ottobre 03, 2017

03.10.2017 Giulietto Chiesa:Catalogna: reazione a catena


Il punto di non ritorno è stato superato. Il referendum c'è stato nonostante le feroci violenze scatenate dal governo centrale contro cittadini con le mani alzate che esprimevano una opinione e un diritto. Quelli che sono riusciti a votare, opponendosi alla repressione, hanno dato il 90% dei voti all’indipendenza.
Il governo di Madrid è sconfitto irrimediabilmente. Dopo le prime dichiarazioni bellicose, ora ci si rende conto, a Madrid, che proseguire con l'uso della forza sarebbe catastrofico per la Spagna. Intanto la Catalogna intera va in sciopero generale per premere ora sullo stesso governo regionale affinché la dichiarazione d'indipendenza venga formalizzata. Una reazione a catena è una prospettiva reale e, se sarà avviata, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche. Una dichiarazione di indipendenza incombe in base alla legge che è stata approvata, seppure a maggioranza, alcune settimane fa dal Parlamento della Generalitat.
L'Unione Europea, del tutto impreparata a fronteggiare un evento "europeo" di tale portata, ha preso, in ritardo, una posizione che a prima vista appare prudente ma che in sostanza è pilatesca e potrebbe rivelarsi, alla lunga, disastrosa: il voto di Barcellona è "illegale", ma la questione è "spagnola". In realtà a Bruxelles non potranno ignorare che gli effetti della crisi catalana si riverseranno sull'Europa nel suo complesso. Le per ora deboli reazioni di Bruxelles, di Berlino e di Parigi, di Roma dicono che gli altri governi europei non sanno cosa fare e cosa dire. Il Presidente Mattarella e il capo del governo italiano Gentiloni hanno ripetuto banali, seppure logiche, esortazioni al dialogo politico. Ma la situazione è già fuori controllo e le posizioni del governo centrale oscillano tra dichiarazioni bellicose e balbettamenti. Un terreno di discussione pacifico non esiste.
Sarebbe probabilmente necessaria una mediazione internazionale, ma nessuno si è fatto avanti fin'ora per proporre un tavolo negoziale e non è neppure sicuro che Madrid accetterebbe una presenza "estera" che implicitamente confermerebbe la incapacità di Rajoy a compagnia di cavarsela da soli.
La reazione del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy al referendum in Catalogna
© SPUTNIK. VITALY PODVITSKY
La reazione del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy al referendum in Catalogna
Da un lato c'è la preoccupazione di dare spazio a istanze centrifughe che esistono più o meno latenti in diversi paesi europei; dall'altro non è possibile approvare la violenza contro cittadini che stavano pacificamente votando per realizzare un diritto all'autodeterminazione che è protetto anche dalla Carta delle Nazioni Unite.
In ogni caso è più che probabile che l'esperienza catalana si sedimenterà nella memoria collettiva di una opinione pubblica europea che è già da tempo scossa da una crisi profonda di identità. Il "contagio" già si è avvertito in queste ore in Italia. Il Movimento Cinque Stelle, attraverso uno dei suoi portavoce, Di Battista, ha criticato aspramente Madrid per la gestione della crisi. E il capo della Lega Nord, Matteo Salvini, ha subito ricordato il referendum "separatista" veneziano alle porte in queste prossime settimane. In verità Matteo Salvini ha soltanto nominato una generica maggiore autonomia per il Veneto e il Nord in generale. Ma si è guardato bene dall'esprimere piena solidarietà e sostegno a una qualsivoglia richiesta di "sovranità" o "indipendenza". Del resto, sebbene una parte, decisamente minoritaria, delle popolazioni del nord Italia nutra speranze in questa direzione, è del tutto fuori luogo immaginare tensioni politiche rilevanti in questa direzione. Tanto più che e il governo italiano non sembra né preoccupato per il risultato di una consultazione che non riconosce, né intenzionato a reprimerla.
Ma gli effetti dello scontro catalano si faranno sentire altrove, In Belgio, Gran Bretagna, nella Spagna stessa, nell'area dell'ex Jugoslavia, perfino all'interno della disastrata Ucraina, dove le spinte centrifughe non si limitano al Donbass, ormai irrecuperabile per Kiev, ma riguardano diversi territori occidentali del paese. E i prossimi giorni diranno se le dichiarazioni bellicose della prima ora del premier Rajoy e del ministro della giustizia Rafael Català ("useremo tutti i mezzi legali per ripristinare l'ordine in Catalogna") prenderanno il sopravvento. Per "mezzi legali" s'intende l'articolo 155 della Costituzione spagnola, che autorizzerebbe il governo di Madrid a "sospendere" l'autonomia catalana, a mettere il chiavistello al parlamento di Barcellona, a esautorare il presidente Charles Puidgemont e a mettere in stato d'assedio l'intera regione. Sarebbe l'anello successivo della reazione a catena già in atto. 
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

domenica, ottobre 01, 2017

SPAGNA IN CRISI La morte di un regime in Spagna





di  Sertorio
La crisi aperta dal referendum catalano rappresenta la morte del regime creato in Spagna nel 1978 dopo l’epoca franchista.
Questo non vuol significare che il 3 di Ottobre debba crollare questa infame baracca fatta da componenti, quali corruzione e codardia morale, che denominamo Stato delle autonomie; potrà continuare a vivere ancora lunghi anni anche se personalmente non credo che saranno molti – come un cadavere ambulante rempito di norme, regolamenti e altri apparati legalistici ma la sua legittimità morirà questa domenica 1° do Ottobre, che si voti o non si voti che si renda indipendente o no la Cataluña. Il suo responso o la sua estrema unzione si è già effettuata: la Conferenza Episcopale Spagnola ha amministrato gli ultimi sacramenti al defunto quandi ha emesso un comunicato, che nessuno gli richiedeva, in cui dichiarava la sua equidistanza tra i sediziosi separatisti ed il Governo legale della Spagna.

Se la Chiesa si sottrae dalla barca che affonda, questo vuole dire che questa sta imbarcandi acqua da ogni parte.

Difficilmente sopravviverà il regime di Rajoy, che ha lasciato la destra spagnola nel putridume: atea, senza patria, genuflessa ai potentati finanziari, carente di ogni prospettiva se non quella di durare qualche giorno di più al potere, denudatasi da qualsiasi idea che non sia la semplice sopravvivenza nell’incarico di governo. Neppure la denominata sinistra potrebbe gestire meglio la situazione che vada ad ereditare, trovandosi impregnata nello stesso putridume. Piuttosto prima che non dopo, di questo incapace primo ministro, questo Attila con cravatta, resterà poco. Tanto per iniziare la socialdemocrazia è morta in Spagna ed in Europa perchè i suoi dirigenti hanno una statura uguale o minore di quelli che arriveranno al potere come ostaggi della sinistra mondialista e di quanto rimanga del separatismo che non sia andato via dal paese.

La Spagna si trova ad affrontare una triplice offensiva in cui gli incidenti della Catalagna sono soltanto il prologo: Bildu, Podemos e la Esquerra (sinistra repubblicana) pretendono di dinamitare lo Stato e mai più disporranno di una opportunità migliore della attuale, nel momento che possono contare anche con governi lacchè alle Baleari, nella Navarra, a Valencia ed Aragona, per non parlare del soviet madrileño di Carmena. Loro sanno che devono farlo adesso o mai, e già hanno deciso che non c’è più tempo da perdere.

Proteste in piaza a Barcelona

Se la Cataluña cade, tutto andrà precipitando in questione di mesi. Con la monarchia che si sistema di profilo, con l’Unione Europea che traccheggia, con la Chiesa che passa al fronte antispagnolo, con la maggioranza della nazione svilita e degradata, Podemos, la CUP, Esquerra, il BNG e gli altri nemici della patria sanno che è sufficiente dare una spinta all’albero marcio per farlo cadere. E la cosa più sicura è che crolli da solo. La nostra unica consolazione è che nella sua caduta possa schiacciare alcuni di quelli che lo hanno sospinto a questo punto.
Non bisogna pensare che difendere la Costituzione sia una forma di legalità che nessuno rispetta più. Bisogna pensare al dopo della Costituzione ed al dopo di questo regime corrotto perchè “questo” non merita di sopravvivere e non deve farlo. L'”opera” del ’78 è stata la disgregazione morale e territoriale della patria, la corruzione dei costumi ed il saccheggio della Nazione per fare posto ad una oligarchia parassita. Dobbiamo difendere la Spagna, non la Costituzone, una di più di quelle che abbiamo subito. Pe far vivere la Spagna, è necessario che questo regime corrotto muoia. Quanto prima tanto meglio.
Fonte: El Manifiesto
Traduzione: Luciano Lago