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sabato, novembre 30, 2024

Sintesi degli eventi globali, secondo A. Vitangeli mercoledì 27 novembre 2024



Sintesi degli eventi globali, secondo A. Vitangeli





Sebirblu, 27 novembre 2024

«I successi sempre più evidenti sul fronte militare russo hanno spinto il governo Biden, nelle ultime settimane di vita, ad assumere una decisione che non aveva mai preso durante tutta la sua presidenza e cioè quella di autorizzare gli attacchi in quel territorio con armi occidentali.

Non si tratta semplicemente di consentire a Zelenski di lanciare missili o bombe, è molto di più, perché questi sistemi di armamento, estremamente complessi, non possono essere utilizzati dagli ucraini neppure con una supervisione né una vicinanza degli apparati d'Occidente.

Per poter effettuare questi attacchi dai territori ucraini è indispensabile che le forze militari della NATO siano non solo presenti sul territorio ma, di fatto, che lancino loro questi ordigni. Si tratta quindi di un'escalation senza precedenti.

Lo stesso presidente turco Recep T. Erdogan, che pure fa parte del Patto Atlantico, ha affermato che la guerra in Ucraina si è trasformata in uno scontro globale per la decisione di Biden di consentire i lanci dei missili, quindi non semplicemente per aver dato il consenso, ma per essere sul posto con l'azione diretta dei soldati. E la risposta di Vladimir Putin non si è fatta attendere.




Poco tempo dopo che i primissimi invii di missili USA (a cui si sono aggiunti quelli britannici; ndr) sono stati indirizzati verso la Russia, Putin ha lanciato un nuovo ordigno a medio raggio, sconosciuto a tutti, che ha mandato letteralmente in panico i governi occidentali.

Concerne un missile balistico chiamato "Oreshnik" che viaggia a velocità ipersonica e che per questo non può essere intercettato da nessuno dei sistemi usati in Occidente. È in grado di trasportare non solo testate multiple convenzionali ma anche nucleari.

Lo abbiamo visto all'opera in tutto il suo potere distruttivo e notato che è in grado di colpire qualsiasi capitale del mondo con un tempo che varia da tre o quattro minuti in Europa ad un massimo di venti per le regioni più lontane.

La risposta del Cremlino ha mostrato in qual modo la Federazione russa abbia una nettissima superiorità tecnologica riguardo agli armamenti che, rispetto a quelli occidentali, sono all'avanguardia di almeno una decina d'anni. E questo è già un primo elemento da considerare.

Con questa mossa i russi hanno scioccato tutti, volendo sottolineare che loro hanno molte armi di cui l'Occidente non è nemmeno a conoscenza.

Dunque il messaggio è assolutamente esplicito, perché Putin sta dicendo:

«Voi ci state attaccando per colpire in profondità la Russia, ma non basta dare un "Ok" a Zelenski, non è sufficiente dirgli: "sì, va bene, agisci", perché ci devono essere i militari NATO a manovrare e a dirigere questi vettori.

Attenzione! Noi siamo molto pazienti ma voi, di fatto, state aggredendo la Russia... quindi, la nostra risposta può essere anche nucleare perché abbiamo cambiato le regole di utilizzo, ma soprattutto possediamo una serie di mezzi che possono radere al suolo le vostre città.»




Nonostante questo,  la Gran Bretagna è decisa  ad andare  fino  in  fondo,  qualunque ne sia il prezzo. Peraltro, gli stessi analisti del Regno Unito in questi giorni hanno stigmatizzato come l'esercito di Londra sia ‒ così l'hanno definito ‒ "un esercito dei Puffi" che non è in grado neppure lontanamente di tener testa alla potenza russa.

Senza valutare poi che su quel fronte sono schierati paesi come la Cina, la Corea del Nord e l'Iran. Ma se Londra continua nella sua disperata corsa verso la distruzione del mondo, Washington è in attesa dell'arrivo di Donald Trump.

Perciò questa è stata l'ultima rivalsa del tentativo bellicista dei "Dem". In Europa le cose sono un po' diverse: l'Italia mantiene un atteggiamento ambiguo da sempre, mentre in Germania c'è stato un completo cambio di linea con Scholz che adesso, per ragioni elettorali, interpreta il ruolo del pacifista e promette ai suoi che se diverrà ancora cancelliere il suo compito primario sarà quello di impedire la deflagrazione di un conflitto tra Russia e NATO.

Peraltro, in questi giorni recenti è tornata a farsi sentire anche Angela Merkel con un'intervista di cui si sta discutendo molto, dove cerca di ridimensionare le sue colpe: ad esempio nei confronti dei partner europei ha assicurato che lei non c'entra nulla con la caduta del governo Berlusconi, e invece non è andata così.

Ha soprattutto parlato dei rapporti tra la Russia e la Germania in una fase in cui Berlino, sia per la drammatica crisi economica sull'orlo del disastro sia per la seria instabilità politica che rischia di esplodere in maniera inimmaginabile, sta tornando sui suoi passi, in considerazione proprio del fatto che a Washington sta per ritornare Donald Trump e, realisticamente, si disimpegnerà dal fronte europeo.

Il motivo è che il governo tedesco rischia di trovarsi con il "cerino in mano" e il popolo armato di forconi sotto i palazzi del potere in piena crisi economica, senza gas né energia e col potentissimo esercito russo, a cui in sostanza ha dichiarato guerra avversando i propri interessi. Una situazione davvero esplosiva!


Rivoluzione tedesca del 18481849

Sull'altro fronte di guerra in Medio Oriente, c'è stato il pronunciamento della Corte Penale Internazionale (CPI) che ha chiesto l'arresto di Benjamin Netanyahu e dell'ex Ministro della Difesa Yoav Gallant, per crimini contro l'umanità.

È una delle poche volte in cui questo Organismo dell'Aia si pronuncia contro un paese "democratico" alleato, mentre in precedenza le sue condanne avvenivano solo con i paesi del Sud del mondo. Da qui l'accusa di essere debole con i forti e forte con i deboli.

Le reazioni a questo verdetto sono state di segno opposto nei vari paesi. Ovviamente Israele ha esposto la nenia stantia del "sono decisioni antisemite... condannano Netanyahu perché odiano gli ebrei". Cose che lasciano, francamente, il tempo che trovano.

Dal canto statunitense, ed era ovvio per tutti, è stata definita oltraggiosa la sentenza della CPI, come se Israele avesse uno status che lo potesse porre al di sopra delle altre nazioni e quindi non processabile; un po' come il Presidente della Repubblica fino a quando è in carica.

I paesi europei invece si sono spaccati, come i governi al loro interno: da una parte ci sono i filo-sionisti similmente all'Argentina di Milei, all'Ungheria di Orban e agli USA più una serie di altri minori; dall'altra ci sono quelli che hanno un atteggiamento attendista: tra questi la Francia e la Germania che in sostanza sostengono che si tratta di una questione complessa, non così semplice a comprendersi... e se tale decisione di condanna è sufficientemente motivata o può  avere delle ripercussioni.

Insomma tutti cercano di dare "un colpo al cerchio ed uno alla botte". In Italia, al riguardo, esistono posizioni opposte in Parlamento: c'è Salvini che esultando fa la cheerleader (majorette; ndr) del genocida di Tel Aviv, affermando che se Netanyahu volesse venire in Italia non soltanto non verrebbe arrestato ma sarebbe anche ben accetto.




Crosetto dichiara di non condividere le decisioni della Corte Penale Internazionale ma che comunque, essendo l'Italia uno dei paesi sottoscrittori di questa giurisdizione, le autorità italiane sarebbero costrette ad applicare la sentenza laddove il Primo Ministro israeliano venisse in Italia.

Poi c'è la presidente Meloni che sostiene come non si può equiparare Hamas ad Israele e, in definitiva, la posizione italiana rimane molto ambigua, mentre escono allo scoperto i giornali sionisti come "Il Riformista", "Il Giornale", "Libero", "La Verità", eccetera, che si scagliano contro la CPI e difendono la "meravigliosa" democrazia israeliana che si sta solo difendendo.

Sono i soliti slogan che vengono ripetuti a pappagallo dalle testate di riferimento di destra, di centro e di sinistra nel nostro sistema mediatico. Tutto ciò, nondimeno, porta ad una contraddizione profonda nella narrazione ed è un problema serio in quanto questa è fondamentale per mantenere il potere. [...]

Esattamente come nella guerra in Ucraina: l'Italia è danneggiata da tale conflitto, dall'appoggio alle forze occidentali in quella nazione, ma anche dalla politica filo-israeliana che la allontana dai paesi partner del Mediterraneo da cui, tra l'altro, dipende per l'energia.

Pertanto, la questione della condanna di Netanyahu sta facendo venire allo scoperto macroscopiche discordanze nella compagine delle varie forze politiche e mediatiche.

Quali saranno gli effetti di questa sentenza? Ovviamente "Bibi" non sarà arrestato e non verrà consegnato alla Giustizia, ma l'immagine di Israele e dei suoi sostenitori ne sta uscendo a pezzi.

Soprattutto gli Stati Uniti, che ora con Trump vogliono tornare ad esercitare una politica in qualche modo isolazionistica, quindi non necessariamente condivisa da tutti, sebbene fino a poco tempo fa si proponevano come nazione leader del mondo, l'odierna loro posizione dopo i crimini israeliani li mette contro ai 4/5 dell'umanità.

È quasi certo dunque che Netanyahu non andrà in galera, ma il danno sul prestigio d'Israele è enorme e lo è pure dal punto di vista economico e strategico, perché diventa sempre più insostenibile la vastità dei crimini perpetrata dall'esercito sionista e soprattutto la motivazione dello scontro: l'occupazione e la colonizzazione che Israele porta avanti da 57 anni, in assoluto disprezzo della legge internazionale, nel silenzio complice dell'Occidente.


Corte Penale Internazionale dell'Aja

Perciò, i governi, le cancellerie occidentali, necessariamente dovranno ripulire un po' la loro rispettabilità allontanandosi dal supporto ad Israele. Paesi come la Gran Bretagna, la Svezia e l'Olanda hanno dichiarato che nel caso il premier israeliano si recasse nel loro territorio verrebbe arrestato.

Tutto questo dà la dimensione di un isolamento nettissimo dello Stato ebraico a livello internazionale con tutte le conseguenze socio-economiche che ciò comporterà.

Nel contesto bellico sempre più intollerabile per Tel Aviv, che sta accumulando un deficit spaventoso e assistendo al crollo della sua produzione industriale perché in buona parte i lavoratori si trovano al fronte, è un dato di fatto che il Paese dopo tutto questo tempo non ha sconfitto Hamas né Hezbollah, non ha piegato l'Iran, ha compiuto invece una strage senza limiti compromettendo la sua reputazione e mettendo in imbarazzo i propri alleati.

Inoltre, Israele ha pure allontanato buona parte dei paesi del mondo da un benché minimo supporto alle sue politiche interne, visto che ha subito un serie pesante di danni e distruzione non solo alle proprie strutture colpite ma soprattutto di morti... e pare che i deceduti fra i soldati israeliani siano molti di più di quelli dichiarati.

Quindi ciò che si profila è una guerra a lungo periodo che Israele non è in grado di proseguire sotto il profilo economico e militare. Il Paese, essendo molto piccolo, può intraprendere solo guerre lampo, non avendo la struttura per impegnarsi in conflitti di logoramento come quello in atto, ad esempio, fra Russia ed Ucraina

Tuttavia, non sono finiti qui i problemi per Netanyahu perché, come svela il New York Times, la Corte di Giustizia israeliana sta indagando sulla manomissione delle telefonate risalenti a quel fatidico 7 ottobre.

L'ipotesi che la magistratura sta verificando è quella se Netanyahu fosse per tempo pienamente al corrente dell'attacco al festival musicale ebraico sul confine di Gaza da parte di Hamas, lasciando così che la carneficina si compisse, scegliendo di non intervenire, al fine di giustificare la rappresaglia che ne sarebbe seguita.

Secondo le indagini, Netanyahu avrebbe manomesso le informazioni onde espellere i palestinesi della Striscia, uccidendone il più possibile per annettersi il territorio unitamente a quello della Cisgiordania. Se ciò venisse appurato, dimostrerebbe l'unico vero obiettivo sionista: l'espropriazione di tutte le loro terre e la pulizia etnica degli autoctoni che ancora vi abitano.




E a proposito di scandali e di rivelazioni, Donald Trump non è ancora alla Casa Bianca ma già si comprende che vi saranno delle sorprese, a cominciare dalla verità sulla situazione economica degli Stati Uniti, che ormai stanno correndo verso la bancarotta.

L'ultimo anno in cui hanno avuto un avanzo di bilancio, cioè quando hanno speso meno rispetto alle proprie entrate è stato il 2001, quasi 24 anni fa.

Da allora, il deficit della Nazione si è incrementato sempre più, accumulando un debito a livello pubblico, privato e locale che gli USA non sono in grado di pagare. Senza un'inversione di rotta molto veloce e radicale quello che avverrà è il totale collasso dell'economia americana.

Tra le maggiori ragioni di sperpero di denaro pubblico statunitense vi sono i miliardi e miliardi forniti all'Ucraina, dovuti soprattutto al dispendio e alla corruzione del governo Zelenski che, secondo le rivelazioni dell'ex vice-ministro polacco Piotr Kulpa, almeno in misura della metà di tale quantità di denaro è tornato a personaggi del mondo "Dem" sotto forma di tangenti.» (Ved. QUI).

Qui, Arnaldo Vitangeli prosegue ancora per un po' prima di concludere, parlando di alcuni politici italiani che non mi sento di riportare ma, proponendo il video da cui ho attinto le notizie scritte, ognuno potrà ascoltare il termine della sua relazione.





Trascrizione libera del video su esposto di Arnaldo Vitangeli.

giovedì, novembre 14, 2024

Putin: 'Assetto Nuovo' nel 'Momento della Verità'





Donald Trump  (14 giugno 1946)

Sebirblu, 12 novembre 2024

A qualche giorno dalla clamorosa rivincita di Donald Trump a 47° Presidente degli Stati Uniti d'America e a dieci anni dal discorso di Vladimir Putin al Valdaj, ved. QUI, pubblico i commenti delle parole pronunciate dal Capo del Cremlino ad opera di due valenti uomini: Alexander Dugin, politologo, filosofo e scrittore russo e Pepe Escobar, analista e giornalista geopolitico brasiliano: 

Putin, creatore di un nuovo tipo di Universo.
(Poi diventato "Il discorso di Putin al Valdaj è una profezia")

Il discorso di Vladimir Putin al convegno del Valdaj Club (in data 7 novembre 2024) è già divenuto storico senza la minima esagerazione. A suo tempo, quello di Winston Churchill segnò l'inizio della Guerra Fredda, passando alla storia come un episodio in cui il leader di uno Stato descrisse l'avvenire dell'umanità, ma era un panorama di conflitto, di feroce competizione e di scontro tra due campi ideologici.

Oggi, invece, il nostro Presidente ha descritto un futuro prossimo molto diverso. L'architettura di un inedito ordine mondiale, o come ha precisato lui stesso, un nuovo Universo che le popolazioni dovranno edificare, elencando i parametri principali di tale compagine.

In primo luogo, la giustizia, il rispetto per le culture di ogni nazione, la democrazia reale e non immaginaria, la quale è il potere della maggioranza, e non, come viene interpretata dai moderni globalisti e liberali, lo strumento delle minoranze.

La democrazia autentica è la possibilità dei popoli di scegliere il proprio cammino nella storia e nessuno ha il diritto di togliere loro questo diritto sovrano. (Cfr. QUI).

In secondo luogo, i valori tradizionali sono alla base della nuova creazione del mondo. È impossibile costruirlo sui presupposti adottati dai leader statunitensi che, grazie a Dio, sono stati sconfitti nella corsa elettorale.

Essi hanno insistito fino all'ultimo per cancellare l'essere umano, per cancellarne il genere e la famiglia, per sostituire l'uomo col nuovo umanesimo.

Questa non è per nulla un'utopia, ma ciò verso cui le figure del moderno Occidente collettivo stavano conducendo l'intera umanità. È a quest'ordine mondiale unipolare, basato sull'egemonia liberista, che Putin, il capo dello Stato russo, ha espresso un chiaro "No".

Qualche tempo fa, quando parlò di multipolarismo, parecchi hanno pensato che si trattasse di parole emesse solo per descrivere la ragione per cui la Russia si opponeva all'Occidente. In realtà, si trattava di molto di più.

È una strategia basata sui valori tradizionali e sul rispetto delle diversità di tutte le culture e razze. Non è un piano concettuale che si dichiara "progressista" e su questa base impone i suoi principi al mondo intero.

È stato un discorso storico quello del Leader, non soltanto della Russia ma di tutto il pianeta e dell'intero genere umano. È molto importante che Vladimir Putin abbia sottolineato quanto il neoliberismo occidentale sia degenerato in una ideologia totalitaria.

Nel medesimo tempo, il nostro Presidente ha evidenziato che l'Occidente non è affatto il nostro avversario. Il vero nemico è l'Élite globalista, fanatica, intollerante, che impone all'umanità regole del tutto impensabili.



Vladimir Vladimirovič Putin (7 ottobre 1952)

È inoltre essenziale dire che questa dissertazione, probabilmente non spontanea ma preparata da tempo, sia già stata confermata da azioni concrete: il trionfale vertice dei BRICS a Kazan e la vittoria di Trump alle elezioni presidenziali statunitensi.

La scelta è stata fatta a favore dei valori tradizionali e contro la dittatura woke. Gli americani stessi si sono espressi contro la cricca neoliberista, dicendo: "Fuori"!

In questo contesto, il nostro Presidente e il suo odierno discorso di Valdaj appaiono semplicemente profetici. In più, Vladimir Putin non sta solo parlando, sta anche agendo, e una gran parte significativa, la più considerevole del suo piano, è già stata realizzata e il resto lo sarà sicuramente in futuro.

Sempre nella sua esposizione, il Capo dello Stato russo ha sottolineato che i globalisti (unicamente loro e non tutto l'Occidente, poiché ora dobbiamo imparare a scindere questi concetti  in quanto l'America di Trump non è quella  dei Biden,  degli Obama, dei Bush, dei Clinton e dei Soros) volevano abbattere la Russia, spezzarla, ma hanno fallito. Il tentativo di infliggerle una sconfitta strategica non è andato a buon fine, e non vi riuscirà nessuno, mai.

Negli ultimi decenni abbiamo già mostrato al mondo la nostra capacità di difendere i nostri ideali, i valori, il nostro stile di vita classico e la nostra opposizione all'agenda impostaci dalle élite liberali e globaliste.

Ma nelle situazioni difficili degli anni precedenti, quando non avevamo ancora fatto un passo avanti e non potevamo dimostrare la nostra fermezza di resistere in modo così persistente ed efficace alle pressioni della NATO, dei regimi oligarchici e dei loro satrapi, questi stessi pensieri, che oggi Vladimir Putin ha espresso in modo diretto e chiaro, venivano pronunciati con intonazioni leggermente diverse...



Aleksandr Gel'evič Dugin (7 gennaio 1962)

Alekandr Dugin conclude dicendo che oggi però "la Russia è diventata molto più forte e risoluta" e "dopo aver superato prove incredibili", dimostrerà che "l'idea degli ortodossi, di tutte le religioni tradizionali e dei popoli indigeni del Paese", aveva una ragion d'essere "in ogni fase del suo percorso di rinascita".

Essa, che per loro resta "l'unica Madrepatria", avrà il prestigioso ruolo di indirizzare l'umanità "verso un mondo più giusto, umano, equo ed esistenzialmente adeguato".

                                                                                                                Aleksandr Dugin

(La traduzione del testo è di Lorenzo Maria Pacini)

Pubblico un video esplicativo di quanto sta accadendo ora, con le parole di Arnaldo Vitangeli, dal suo canale "Il Puzzle":




Ed ecco come Putin delinea il "Momento della Verità", per Pepe Escobar:

«La performance del Presidente Putin in sessione plenaria Q&A (discorso + domande e risposte) all'incontro annuale del Valdaj Club a Sochi è sembrata un treno ad alta velocità con il cruise control.

Totalmente freddo, calmo, a suo agio, in piena padronanza di un 'Himalaya' di fatti, nessun leader politico ‒ del recente passato e del presente ‒ si sarebbe mai avvicinato a fornire una simile ampia e dettagliata visione del mondo, profondamente maturata in un quarto di secolo al più alto livello geopolitico.

Putin ha iniziato il suo discorso facendo riferimento alla rivoluzione d'ottobre 1917, tracciando un parallelo diretto con i nostri tempi turbolenti: "Il momento della verità sta arrivando". In un chiaro omaggio a Gramsci, ha affermato come un "ordine mondiale completamente nuovo" si stia "formando sotto i nostri occhi".

Il sottile riferimento al recente vertice BRICS di Kazan non poteva sfuggire alle menti critiche della Maggioranza Globale. Kazan è stata una testimonianza viva e vegeta del fatto che "il vecchio ordine sta irrevocabilmente scomparendo, si potrebbe dire che è già scomparso, e si sta svolgendo una lotta seria e inconciliabile per la formazione di un nuovo ordine.

Inconciliabile, innanzitutto, perché non si tratta nemmeno di una lotta per il potere o per l'influenza geopolitica, ma di uno scontro sui principi stessi su cui si costruiranno le relazioni tra Paesi e popoli nella prossima fase storica".

Nel modo più conciso possibile, questo dovrebbe essere considerato l'attuale quadro generale: non siamo impantanati in un riduttivo scontro di civiltà o nella "fine della Storia", che Putin ha definito "miope", ma stiamo affrontando uno scontro sistemico di principi fondamentali.

Il risultato definirà questo secolo ‒ probabilmente il secolo dell'Eurasia ‒ poiché "la dialettica della Storia continua".

Lo stesso Putin ha detto che nel corso delle sue parole si sarebbe lasciato andare a "cenni filosofici". In realtà è andato ben oltre la semplice confutazione di fallacie concettuali unilaterali, come "le élite occidentali pensano che il loro monopolio sia l'ultima tappa per l'umanità" e "il neoliberismo moderno è degenerato in un'ideologia totalitaria".

Riferendosi all'intelligenza artificiale (IA), ha chiesto retoricamente: "L'uomo resterà umano?". Ha elogiato la costruzione di una nuova architettura globale, che si muove verso uno scenario "polifonico" e "policentrico", dove la "massima rappresentanza" è fondamentale e i BRICS stanno "elaborando un approccio coordinato" basato sulla "uguaglianza sovrana".



Summit dei BRICS 2024, a Kazan, nella Russia europea centrale.

Sei principi per lo sviluppo sostenibile globale

La sovranità doveva essere uno dei temi predominanti nel corso del Valdaj Q&A. Putin ha ribadito che la Russia deve "sviluppare una propria IA suprema". Poiché gli algoritmi sono parziali e danno un potere enorme a pochissime grandi aziende che controllano Internet, è imperativo che ci siano "algoritmi sovrani".

Rispondendo ad una domanda sulla sicurezza eurasiatica e sugli Stati Uniti come potenza marittima dominante rispetto ad un'Eurasia multipolare, ha sottolineato il "consenso e il desiderio in essa di un movimento anti-egemonico", e non di una 'aggregazione' costituita "come un blocco".

È questo il fascino della "politica estera multivettoriale" dell'Eurasia, che implica "maggiore indipendenza politica". Un esempio chiave di "armonizzazione degli interessi",  ha sottolineato Putin,  è il partenariato Russia-Cina, ed è anche questo che "ha portato al successo dei BRICS".

Confrontando "l'incapacità dell'Europa di stabilire un sistema di 'indivisibilità della sicurezza' e di 'superare la politica dei blocchi', la stessa ha invece optato per la vasta espansione della NATO".

"Dopo il termine della Guerra Fredda c'è stata l'opportunità di superare tale politica divisoria. Ma gli Stati Uniti avevano paura di perdere il territorio europeo. Così hanno installato quasi una dipendenza coloniale. Onestamente non me lo aspettavo".

Successivamente Putin ha introdotto un'affascinante esperienza personale riferendosi ad una conversazione ‒ in lingua tedesca ‒ con l'ex cancelliere Helmut Kohl nel 1993, quando questi disse apertamente che "il futuro dell'Europa" era legato alla Russia.

Ma tutto ciò ha finito per portare al "problema più importante del nostro continente eurasiatico, quello principale tra la Russia e i Paesi europei: la carenza di fiducia [...]

Quando ci dicono che «abbiamo firmato gli accordi di Minsk sull'Ucraina solo per dare ad essa l'opportunità di riarmarsi, e non avevamo intenzione di risolvere questo conflitto in modo pacifico», di che tipo di fiducia possiamo parlare? [...]

Avete dichiarato pubblicamente che ci avete ingannato! Ci avete mentito e ci avete imbrogliato! Che tipo di fiducia è questa? Dobbiamo tornare ad un'autentica fiducia reciproca".

Putin ha poi aggiunto che l'Europa dovrebbe prendere in considerazione l'idea di diventare  una  parte  integrante  del  concetto  cinese  che discende dalla sua filosofia per la quale essi "non cercano di dominare". Con brio, ha sottolineato che il progetto di commercio e connettività geoeconomico cinese dovrebbe essere interpretato come una cintura, una via comune.

E questo si estrapola dall'Asia centrale, con tutte quelle nazioni "molto giovani nella loro statualità" interessate ad uno "sviluppo stabile". Per la Russia e la Cina, non v'è "concorrenza" nell'Heartland (ved. QUI; ndr): "abbiamo solo cooperazione".




Il Leader russo ha nuovamente enumerato quelli che considera i 6 principi chiave per lo sviluppo sostenibile globale:

‒ apertura dell'interazione (che implica l'assenza di "barriere artificiali"); diversità ("un modello di un Paese o di una parte relativamente piccola di esso non dovrebbe essere imposto come qualcosa di universale"); massima rappresentatività; sicurezza per tutti senza eccezioni; giustizia per tutti (cancellando "il divario tra il 'miliardo d'oro' e il resto dell'umanità); eguaglianza.

"Creiamo civiltà, non guerre"

Per quanto riguarda l'Ucraina, questa è stata la citazione più importante: "Se non c'è neutralità, allora è difficile immaginare qualsiasi tipo di relazioni di buon vicinato tra Russia e Ucraina".

In poche parole: Mosca è pronta a negoziare, ma sulla base dei fatti sul campo di battaglia e di quanto concordato ad Istanbul nell'aprile 2022.

Questo può essere interpretato come un messaggio diretto al Presidente Trump, al quale la porta è aperta: "La Russia non ha danneggiato le sue relazioni con gli Stati Uniti ed è pronta al loro ripristino, ma la palla è nel campo degli americani".

Putin sui presidenti americani (ne ha incontrati diversi) ha detto: "Sono tutte persone interessanti". Su Trump: "Il suo comportamento quando c'è stato un attentato alla sua vita mi ha colpito. È una persona coraggiosa. Si è comportato in modo valoroso". Sulla porta aperta: "Qualunque cosa faccia sta a lui decidere". Poi si è congratulato per la sua rielezione, in forma ufficiale.

Il dialogo potrebbe essere avviato: "Siamo disposti a parlare con Trump".

Il Capo del Cremlino ha inoltre esaltato le relazioni sino-russe, nell'ambito del loro partenariato strategico, come "al livello più alto della storia moderna". Si è anche vantato del proprio rapporto personale con Xi Jinping. Questo ha spianato la strada alla vera catastrofe allorché si parla di Stati Uniti, Russia e Cina: "Se gli USA avessero scelto una cooperazione trilaterale invece di una doppia tensione, tutti avrebbero vinto".




Un'eccellente domanda dell'economista brasiliano Paulo Nogueira Batista Jr. ‒ ex vicepresidente della NDB, la banca dei BRICS ‒ ha portato Putin a chiarire la propria posizione sulla de-dollarizzazione. Egli ha dichiarato apertamente che "il mio ruolo è quello di veder nascere idee che poi proporremo ai nostri partner".

L'obiettivo principale è "proporre di creare una nuova piattaforma di investimento che utilizzi i pagamenti elettronici". Questo si rivolgerà ai "mercati più promettenti" del prossimo futuro ‒ Asia meridionale, Africa, parti dell'America Latina: "Avranno bisogno di investimenti, di tecnologie". E "strumenti indipendenti dall'inflazione", con una regolamentazione "attraverso le banche centrali e la NDB".

Abbiamo concordato di avere un gruppo di lavoro che si riunisca regolarmente a livello governativo. Non abbiamo fretta".

Ciò mette fine a qualsiasi illazione di un'immediata bomba finanziaria dei BRICS, anche se "i due terzi del nostro commercio sono effettuati in divise nazionali" e tra le Nazioni connesse le cifre sono ugualmente elevate.

Il ponte fra gli Stati-membri sarà presto testato. Quanto alla creazione di una moneta unica, essa è "prematura. Dobbiamo pervenire ad una più grande integrazione delle economie, aumentare la loro qualità ad un certo livello, compatibile".

Poi, il comunicato a sorpresa: "Noi non abbiamo mai voluto abbandonare il dollaro!". Questo spiega perfettamente bene la visuale di Putin sulla de-dollarizzazione: "stanno distruggendo con le loro proprie mani il potere della loro moneta".

Quanto sopra è solo un esempio dell'ampiezza e del respiro dei temi affrontati dal Presidente durante il Valdaj Q&A. Il Forum stesso ha offerto preziose pepite in tutto lo spettro.

Alcuni partecipanti hanno ravvisato ‒ a giusto titolo ‒ l'assenza della "maggioranza della maggioranza": i giovani e le donne. Gli africani sono rimasti impressionati dallo "spirito vivo della burocrazia russa".

Secondo una chiara visione della Cina: "i cinesi non nuotano controcorrente, ma attraversano il fiume e raggiungono l'altra sponda". C'è stato un consenso quasi unanime sul fatto che lo sviluppo dovrebbe essere "basato sui diversi valori culturali delle civiltà" che, invero, è il punto di vista dello stesso Putin. Imperativo è anche il "bisogno di autorità comune" tra i Paesi del Sud del mondo.

Un'intuizione greca è stata particolarmente forte quando si parla di approccio civico alla politica: "Le civiltà non si scontrano. Gli stati sì". Da qui il nuovo ‒ ludico ‒ motto che potrebbe guidare non solo i BRICS ma l'intera maggioranza planetaria: "Creare delle civiltà, non le guerre".»

                                                                                                                            Pepe Escobar

Pubblicato su Sputnik International
Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Qui, l'intervento integrale del Presidente Putin al convegno del Valdaj con l'ottima traduzione, in contemporanea, di Mark Bernardini.




Chiosa di Sebirblu

Il tema di quest'anno per il simposio di Sotchi era: "L'ultima pace: su quali basi? Sicurezza generale e pari opportunità di sviluppo nel 21° secolo".

Spero proprio che questo titolo non abbia nulla a che vedere con la frase di San Paolo in 1Tessalonicesi 5, 3: ..."e quando diranno pace e sicurezza, all'improvviso una gran rovina verrà loro addosso, come le doglie ad una donna incinta, e non scamperanno affatto."

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonti: QUI e QUI

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