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sabato, dicembre 28, 2019

The Urantia Book - Architectural Spheres of Ascension





IL LIBRO DI URANTIA

Oggi è disponibile il libro stampato, in due edizioni. E' sufficiente richiederlo nelle librerie specializzate in testi spirituali o alla fondazione stessa.
In basso sono riportati i link. E' disponibile l' indice.

Gli scritti nel libro ci istruiscono sulla genesi, la storia, e il destino dell'umanità e del nostro rapporto con Dio Padre. . Essi presentano una singolare e interessante ritratto della vita e gli insegnamenti di Gesù. . Ed hanno aperto nuovi panorami di tempo e di eternità per lo spirito umano, e  offrono nuovi dettagli per la nostra avventura ascendente in un'atmosfera amichevole .
Il libro Urantia offre una chiara e concisa integrazione della scienza, della filosofia e della religione.  Il libro ha la capacità di dare un contributo significativo al pensiero filosofico e religioso alle persone in tutto il mondo.

Nei primi anni del 20 ° secolo, un medico  praticante a Chicago il dottor William S. Sadler divenne il capo di un gruppo conosciuto come la “Commissione di Contatto” per ricevere dei messaggi da entità' extranaturali . Le rivelazioni si susseguono per opera sia di un “paziente dormiente” sia di altre persone, che si riuniscono formalmente nel 1923 in un gruppo chiamato The Forum, i cui membri giurano nel 1927 di mantenere il più assoluto segreto sulle modalità con cui le rivelazioni sono ricevute.
Nel 1924 le persone coinvolte nella ricezione dei messaggi formano una “Commissione di Contatto” (Contact Commission). Emma Christensen (1890-1982) – che sarà adottata dai Sadler e avrà un ruolo di primissimo piano nella Fondazione Urantia – trascrive il contenuto delle rivelazioni. Con lei, fanno parte della “Commissione di Contatto” anche le due sorelle Lena e Anna Kellogg con i rispettivi mariti (anzi, Sadler è riconosciuto come il leader di fatto del gruppo) e il figlio dei Sadler, Bill (1907-1963).

Le rivelazioni principali, da cui nascerà il Libro di Urantia, iniziano nel 1934. Inizialmente scettico sull’origine davvero soprannaturale delle rivelazioni, William S. Sadler si ricrede e afferma la sua fede nel 1936, con grande gioia dei familiari. Nel 1937 si comincia a parlare di una organizzazione formale, e nel 1939 si formano i “Settanta” (Seventy), una fraternità di carattere religioso. Si progetta anche la pubblicazione delle rivelazioni.

Questi piani sono ostacolati dalla guerra, ma la loro urgenza è confermata dalla nascita di gruppi indipendenti promossi da persone che erano venute in possesso di una parte dei testi. Così nel 1950 è fondata la Urantia Foundation, con il compito di preservare, custodire e pubblicare i testi; nel 1952 la Urantia Brotherhood, in cui confluiscono i “Settanta”; nel 1955 è pubblicato il Libro di Urantia.
Nel 1962 Giuseppe Zecchinato, imprenditore di Verona, dopo avere notato la pubblicità del Libro di Urantia sul catalogo di una libreria esoterica parigina, L’Omnium Littéraire, in viaggio di lavoro a Parigi cerca di acquistare il testo. La libreria, sprovvista, lo rimanda a Jacques Weiss, e ne nasce una lunga amicizia, che porterà alla diffusione e poi alla traduzione del Libro di Urantia in italiano, in collaborazione e con l’appoggio della Fondazione.

Il Libro di Urantia si presenta come “la prima grande rivelazione dalla venuta del Cristo” e si divide in quattro parti: la prima descrive il superuniverso Orvonton, in cui e inserito il nostro universo locale, Nebadon, descritto nella seconda parte. La terza parte descrive Urantia, il nostro mondo, e la quarta è una biografia di Gesù giorno per giorno. Si sottolinea che Dio può essere chiamato “Padre” nel senso che in ciascuno di noi risiede una parte dello spirito divino, che guida la nostra evoluzione verso lo stato chiamato Paradiso in cui si diventa “fusi con il Padre”.

I1 frammento di Dio che abita in ciascuno di noi è chiamato “Adattatore del pensiero” (Thought Adjuster). Secondo il Libro di Urantia “gli Adattatori sono divinità senza diluizione e senza mescolanze, parti della Deità senza qualificazioni e attenuazioni; essi sono di Dio, e - per quanto noi siamo capaci di discernere - sono Dio”.
L’uomo non è “caduto”, ha semplicemente dimenticato la sua origine divina, e Gesu Cristo non è venuto a morire per i nostri peccati – un’idea che presupporrebbe assurdamente un Dio vendicativo e “assetato di sangue”, e una parodia del carattere infinito di Dio, ma piuttosto a cominciare a ricordare agli uomini le verità che avevano dimenticato, favorendone l'evoluzione fino all' Isola del Paradiso.
Cristo (Michael Christ , Aton, in nostro Dio), del resto, non è l' Eterno, pur possedendone tutti gli attributi e i poteri per quanto riguarda il nostro universo locale di Nebadon; il Libro di Urantia lo identifica come la “concezione (concept) numero 611.121 del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo nel Paradiso”. Urantia insegna anche una complessa cosmologia , ed il suo racconto si sovrappone alle descrizioni dei vangeli , tutti ,non solo i quattro ufficiali , per chiarire e correggerne la narrazione.

In basso sono riportati i link. E' disponibile l' indice. Per leggere o scaricare i capitoli uno per volta conviene accedere alla fondazione, noi vi presentiamo i 4 gruppi in un grosso file ciascuno sotto forma di file.zip, occorre, una volta scaricati, fare l' estrazione.

Il libro di Urantia si può' trovare nel formato originale in :www.urantiabook.org.

I ricercatori italiani sono:
Fondazione Urantia e Fraternità per i Lettori del "Libro di Urantia"
Contatto italiano: Famiglia Zecchinato
Corso Porta Nuova, 107
37122 Verona
Tel.: 045-8000917
URL (internazionale, Fondazione:) www.urantia.org

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IL LIBRO DI URANTIA

I Titoli dei Fascicoli

Fascicolo
Autore
Pagina

0. Introduzione
Un Consigliere Divino
1


Parte I. L'universo centrale ed i superuniversi
1. Il Padre Universale
Un Consigliere Divino
21
2. La natura di Dio
Un Consigliere Divino
33
3. Gli attributi di Dio
Un Consigliere Divino
44
4. Relazione di Dio con l’universo
Un Consigliere Divino
54
5. Relazione di Dio con l’individuo
Un Consigliere Divino
62
6. Il Figlio Eterno
Un Consigliere Divino
73
7. Relazione del Figlio Eterno con l’universo
Un Consigliere Divino
81
8. Lo Spirito Infinito
Un Consigliere Divino
90
9. Relazione dello Spirito Infinito con l’universo
Un Consigliere Divino
98
10. La Trinità del Paradiso
Un Censore Universale
108
11. L’Isola Eterna del Paradiso
Un Perfettore di Saggezza
118
12. L’universo degli universi
Un Perfettore di Saggezza
128
13. Le sfere sacre del Paradiso
Un Perfettore di Saggezza
143
14. L’universo centrale e divino
Un Perfettore di Saggezza
152
15. I sette superuniversi
Un Censore Universale
164
16. I sette Spiriti Maestri
Un Censore Universale
184
17. I sette gruppi di Spiriti Supremi
Un Consigliere Divino
197
18. Le Personalità Supreme della Trinitàs
Un Consigliere Divino
207
19. Gli Esseri Coordinati di Origine Trinitaria
Un Consigliere Divino
214
20. I Figli Paradisiaci di Dio
Un Perfettore di Saggezza
223
21. I Figli Creatori Paradisiaci
Un Perfettore di Saggezza
234
22. I Figli di Dio Trinitizzati
Un Possente Messaggero
243
23. I Messaggeri Solitari
Un Consigliere Divino
256
24. Le personalità superiori dello Spirito Infinito
Un Consigliere Divino
264
25. Le schiere dei messaggeri dello spazio
Un Elevato in Autorità
273
26. Gli spiriti tutelari dell’universo centrale
Un Perfettore di Saggezza
285
27. Il ministero dei Supernafini Primari
Un Perfettore di Saggezza
298
28. Gli spiriti tutelari dei superuniversi
Un Possente Messaggero
306
29. I Direttori di Potere d’Universo
Un Censore Universale
319
30. Le personalità del grande universo
Un Possente Messaggero
330
31. Il Corpo della Finalità
Un Consigliere Divino ed
Un Privo di Nome e Numero
345



PARTE II. L’UNIVERSO LOCALE
Fascicolo
Autore
Pagina
32. L’evoluzione degli universi locali
Un Possente Messaggero
357
33. L’amministrazione dell’universo locale
Il Capo degli Arcangeli
366
34. Lo Spirito Madre dell’universo locale
Un Possente Messaggero
374
35. I Figli di Dio dell’universo locale
Il Capo degli Arcangeli
384
36. I Portatori di Vita
Un Figlio Vorondadek
396
37. Le personalità dell’universo locale
Un Brillante Astro della Sera
406
38. Gli spiriti tutelari dell’universo locale
Un Melchizedek
418
39. Le schiere serafiche
Un Melchizedek
426
40. I Figli di Dio ascendenti
Un Possente Messaggero
443
41. Aspetti fisici dell’universo locale
Un Arcangelo
455
42. L’energia—mente e materia
Un Possente Messaggero
467
43. Le costellazioni
Malavatia Melchizedek
485
44. Gli artigiani celesti
Un Arcangelo
497
45. L’amministrazione del sistema locale
Un Melchizedek
509
46. La capitale del sistema locale
Un Arcangelo
519
47. I sette mondi delle dimore
Un Brillante Astro della Sera
530
48. La vita morontiale
Un Arcangelo
541
49. I mondi abitati
Un Melchizedek
559
50. I Principi Planetari
Un Lanonandek Secondario
572
51.Gli Adami Planetari
Un Lanonandek Secondario
580
52. Le epoche planetarie dei mortali
Un Possente Messaggero
589
53. La ribellione di Lucifero
Manovandet Melchizedek
601
54. I problemi della ribellione di Lucifero
Un Possente Messaggero
613
55. Le sfere di luce e vita
Un Possente Messaggero
621
56. L’unità universale
Un Possente Messaggero e
Machiventa Melchizedek
637



PARTE III. LA STORIA DI URANTIA
Fascicolo
Autore
Pagina
57. L’origine di Urantia
Un Portatore di Vita
651
58. L’istituzione della vita su Urantia
Un Portatore di Vita
664
59. L’era della vita marina su Urantia
Un Portatore di Vita
672
60. Urantia durante l’era della vita terrestre primitiva
Un Portatore di Vita
685
61. L’era dei mammiferi su Urantia
Un Portatore di Vita
693
62. Le razze precorritrici dell’uomo primitivo
Un Portatore di Vita
703
63. La prima famiglia umana
Un Portatore di Vita
711
64. Le razze evoluzionarie di colore
Un Portatore di Vita
718
65. Il supercontrollo dell’evoluzione
Un Portatore di Vita
730
66. Il Principe Planetario di Urantia
Un Melchizedek
741
67. La ribellione planetaria
Un Melchizedek
754
68. Gli albori della civiltà
Un Melchizedek
763
69. Le istituzioni umane primitive
Un Melchizedek
772
70. L’evoluzione del governo umano
Un Melchizedek
783
71. Lo sviluppo dello Stato
Un Melchizedek
800
72. Il governo su un pianeta vicino
Un Melchizedek
808
73. Il Giardino di Eden
Solonia
821
74. Adamo ed Eva
Solonia
828
75. L’inadempienza di Adamo ed Eva
Solonia
839
76. Il secondo giardino
Solonia
847
77. Le creature intermedie
Un Arcangelo
855
78. La razza viola dopo i giorni di Adamo
Un Arcangelo
868
79. L’espansione andita in Oriente
Un Arcangelo
878
80. L’espansione andita in Occidente
Un Arcangelo
889
81. Lo sviluppo della civiltà moderna
Un Arcangelo
900
82. L’evoluzione del matrimonio
Il Capo dei Serafini
913
83. L’istituzione del matrimonio
Il Capo dei Serafini
922
84. Il matrimonio e la vita di famiglia
Il Capo dei Serafini
931
85. Le origini dell’adorazione
Un Brillante Astro della Sera
944
86. L’evoluzione primitiva della religione
Un Brillante Astro della Sera
950
87. I culti dei fantasmi
Un Brillante Astro della Sera
958
88. Feticci, amuleti e magia
Un Brillante Astro della Sera
967
89. Peccato, sacrificio ed espiazione
Un Brillante Astro della Sera
974
90. Lo Sciamanesimo—stregoni e sacerdoti
Un Melchizedek
986
91. L’evoluzione della preghiera
Il Capo degli Intermedi
994
92. L’ulteriore evoluzione della religione
Un Melchizedek
1003
93. Machiventa Melchizedek
Un Melchizedek
1014
94. Gli insegnamenti di Melchizedek in Oriente
Un Melchizedek
1027
95. Gli insegnamenti di Melchizedek nel Levante
Un Melchizedek
1042
96. Yahweh—il Dio degli Ebrei
Un Melchizedek
1052
97. L’evoluzione del concetto di Dio presso gli Ebrei
Un Melchizedek
1062
98. Gli insegnamenti di Melchizedek in Occidente
Un Melchizedek
1077
99. I problemi sociali della religione
Un Melchizedek
1086
100. La religione nell’esperienza umana
Un Melchizedek
1094
101. La natura reale della religione
Un Melchizedek
1104
102. I fondamenti della fede religiosa
Un Melchizedek
1118
103. La realtà dell’esperienza religiosa
Un Melchizedek
1129
104. Crescita del concetto di Trinità
Un Melchizedek
1143
105. La Deità e la realtà
Un Melchizedek
1152
106. I livelli della realtà dell’universo
Un Melchizedek
1162
107. Origine e natura degli Aggiustatori di Pensiero
Un Messaggero Solitario
1176
108. Missione e ministero degli Aggiustatori di Pensiero
Un Messaggero Solitario
1185
109. Relazione degli Aggiustatori con le creature dell’universo
Un Messaggero Solitario
1195
110. Relazione degli Aggiustatori con i singoli mortali
Un Messaggero Solitario
1203
111. L’Aggiustatore e l’anima
Un Messaggero Solitario
1215
112. La sopravvivenza della personalità
Un Messaggero Solitario
1225
113. I guardiani serafici del destino
Il Capo dei Serafini
1241
114. Il governo planetario dei serafini
Il Capo dei Serafini
1250
115. L’Essere Supremo
Un Possente Messaggero
1260
116. L’Onnipotente Supremo
Un Possente Messaggero
1268
117. Dio il Supremo
Un Possente Messaggero
1278
118. Il Supremo e l’Ultimo—tempo e spazio
Un Possente Messaggero
1294
119. I conferimenti di Cristo Micael
Il Capo degli Astri della Sera
1308



PARTE IV.  LA VITA E GLI INSEGNAMENTI DI GESÙ
Fascicolo
Autore
Pagina
120. Il conferimento di Micael su Urantia
Una commissione di Intermedi
1323
121. L’epoca del conferimento di Micael
Una commissione di Intermedi
1332
122. La nascita e l’infanzia di Gesù
Una commissione di Intermedi
1344
123. La prima infanzia di Gesù
Una commissione di Intermedi
1355
124. La tarda infanzia di Gesù
Una commissione di Intermedi
1366
125. Gesù a Gerusalemme
Una commissione di Intermedi
1377
126. I due anni cruciali
Una commissione di Intermedi
1386
127. Gli anni dell’adolescenza
Una commissione di Intermedi
1395
128. La prima parte dell’età virile di Gesù
Una commissione di Intermedi
1407
129. La successiva vita adulta di Gesù
Una commissione di Intermedi
1419
130. In viaggio per Roma
Una commissione di Intermedi
1427
131. Le religioni del mondo
Una commissione di Intermedi
1442
132. Il soggiorno a Roma
Una commissione di Intermedi
1455
133. Il ritorno da Roma
Una commissione di Intermedi
1468
134. Gli anni di transizione
Una commissione di Intermedi
1483
135. Giovanni il Battista
Una commissione di Intermedi
1496
136. Il battesimo ed i quaranta giorni
Una commissione di Intermedi
1509
137. Il periodo di sosta in Galilea
Una commissione di Intermedi
1524
138. La preparazione dei messaggeri del regno
Una commissione di Intermedi
1538
139. I dodici apostoli
Una commissione di Intermedi
1548
140. L’ordinazione dei dodici
Una commissione di Intermedi
1568
141. L’inizio dell’opera pubblica
Una commissione di Intermedi
1587
142. La Pasqua a Gerusalemme
Una commissione di Intermedi
1596
143. La traversata della Samaria
Una commissione di Intermedi
1607
144. A Gelboe e nella Decapoli
Una commissione di Intermedi
1617
145. Quattro giorni movimentati a Cafarnao
Una commissione di Intermedi
1628
146. Il primo giro di predicazione in Galilea
Una commissione di Intermedi
1637
147. La visita d’intermezzo a Gerusalemme
Una commissione di Intermedi
1647
148. La formazione degli evangelisti a Betsaida
Una commissione di Intermedi
1657
149. Il secondo giro di predicazione
Una commissione di Intermedi
1668
150. Il terzo giro di predicazione
Una commissione di Intermedi
1678
151. Sosta ed insegnamento in riva al mare
Una commissione di Intermedi
1688
152. Avvenimenti che portarono alla crisi di Cafarnao
Una commissione di Intermedi
1698
153. La crisi a Cafarnao
Una commissione di Intermedi
1707
154. Gli ultimi giorni a Cafarnao
Una commissione di Intermedi
1717
155. In fuga attraverso la Galilea del nord
Una commissione di Intermedi
1725
156. Il soggiorno a Tiro e a Sidone
Una commissione di Intermedi
1734
157. A Cesarea di Filippo
Una commissione di Intermedi
1743
158. Il monte della trasfigurazione
Una commissione di Intermedi
1752
159. Il giro della Decapoli
Una commissione di Intermedi
1762
160. Rodano di Alessandria
Una commissione di Intermedi
1772
161. Ulteriori discussioni con Rodano
Una commissione di Intermedi
1783
162. Alla festa dei Tabernacoli
Una commissione di Intermedi
1788
163. L’ordinazione dei settanta a Magadan
Una commissione di Intermedi
1800
164. Alla festa della Dedicazione
Una commissione di Intermedi
1809
165. L’inizio della missione in Perea
Una commissione di Intermedi
1817
166. L’ultima visita alla Perea del nord
Una commissione di Intermedi
1825
167. La visita a Filadelfia
Una commissione di Intermedi
1833
168. La risurrezione di Lazzaro
Una commissione di Intermedi
1842
169. L’ultimo insegnamento a Pella
Una commissione di Intermedi
1850
170. Il regno dei cieli
Una commissione di Intermedi
1858
171. In cammino per Gerusalemme
Una commissione di Intermedi
1867
172. L’entrata a Gerusalemme
Una commissione di Intermedi
1878
173. Il lunedì a Gerusalemme
Una commissione di Intermedi
1888
174. Il martedì mattina al tempio
Una commissione di Intermedi
1897
175. L’ultimo discorso al tempio
Una commissione di Intermedi
1905
176. Il martedì sera sul Monte Oliveto
Una commissione di Intermedi
1912
177. Il mercoledì, giorno di riposo
Una commissione di Intermedi
1920
178. L’ultimo giorno al campo
Una commissione di Intermedi
1929
179. L’ultima cena
Una commissione di Intermedi
1936
180. Il discorso di addio
Una commissione di Intermedi
1944
181. Le ultime esortazioni ed avvertimenti
Una commissione di Intermedi
1953
182. A Getsemani
Una commissione di Intermedi
1963
183. Il tradimento e l’arresto di Gesù
Una commissione di Intermedi
1971
184. Davanti al tribunale del Sinedrio
Una commissione di Intermedi
1978
185. Il giudizio davanti a Pilato
Una commissione di Intermedi
1987
186. Poco prima della crocifissione
Una commissione di Intermedi
1997
187. La crocifissione
Una commissione di Intermedi
2004
188. Il periodo della tomba
Una commissione di Intermedi
2012
189. La risurrezione
Una commissione di Intermedi
2020
190. Le apparizioni morontiali di Gesù
Una commissione di Intermedi
2029
191. Le apparizioni agli apostoli e ad altri
           discepoli influenti
Una commissione di Intermedi
2037
192. Le apparizioni in Galilea
Una commissione di Intermedi
2045
193. Apparizioni finali ed ascensione
Una commissione di Intermedi
2052
194. L’effusione dello Spirito della Verità
Una commissione di Intermedi
2059
195. Dopo la Pentecoste
Una commissione di Intermedi
2069
196. La fede di Gesù
Una commissione di Intermedi
2087

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mercoledì, marzo 28, 2018




DOPO che i due briganti furono stati preparati, i soldati, sotto il comando di un centurione, partirono per la scena della crocifissione. Il centurione che comandava questi dodici soldati era lo stesso capitano che aveva condotto i soldati romani la notte precedente per arrestare Gesù a Getsemani. I Romani avevano l’abitudine di assegnare quattro soldati ad ogni persona che doveva essere crocifissa. I due briganti furono debitamente flagellati prima di essere portati via per essere crocifissi, ma Gesù non subì nuove punizioni fisiche; senza dubbio il capitano riteneva che egli fosse già stato sufficientemente flagellato prima ancora della sua condanna.
(2004.2) 187:0.2 I due ladri crocifissi con Gesù erano associati di Barabba e avrebbero dovuto essere messi a morte più tardi con il loro capo se questi non fosse stato rilasciato in virtù del perdono di Pilato per la Pasqua. Gesù fu così crocifisso al posto di Barabba.
(2004.3) 187:0.3 Ciò che Gesù sta ora per fare, sottomettersi alla morte sulla croce, lo fa di sua libera volontà. Predicendo questa esperienza egli disse: “Il Padre mi ama e mi sostiene perché sono disposto ad abbandonare la mia vita. Ma io la riprenderò. Nessuno può togliermi la vita — io l’abbandono da me stesso. Io ho l’autorità per abbandonarla ed ho l’autorità per riprenderla. Ho ricevuto tale comandamento da mio Padre.”
(2004.4) 187:0.4 Era poco prima delle nove di questa mattina quando i soldati condussero Gesù dal pretorio verso il Golgota. Essi erano seguiti da molti che simpatizzavano segretamente per Gesù, ma la maggior parte di questo gruppo di duecento o più persone erano suoi nemici o fannulloni curiosi che desideravano semplicemente godere l’emozione di assistere alle crocifissioni. Soltanto alcuni dei dirigenti ebrei andarono a vedere Gesù morire sulla croce. Sapendo che era stato consegnato da Pilato ai soldati romani, e che era condannato a morire, essi si occuparono della loro riunione nel tempio, dove discussero che cosa si dovesse fare dei suoi discepoli.

1. Sulla via per il Golgota

(2004.5) 187:1.1 Prima di lasciare il cortile del pretorio, i soldati posero la trave trasversale sulle spalle di Gesù. Era costume obbligare il condannato a portare la trave trasversale fino al luogo della crocifissione. Tale condannato non portava tutta la croce, ma soltanto questa grossa trave più corta. I pezzi di trave verticali e più lunghi per le tre croci erano già stati trasportati sul Golgota e, quando arrivarono i soldati e i loro prigionieri, erano stati saldamente piantati nel terreno.
(2004.6) 187:1.2 Conformemente al costume, il capitano condusse la processione portando delle assicelle bianche su cui erano stati scritti a carboncino i nomi dei criminali e la natura dei crimini per i quali erano stati condannati. Per i due ladri il centurione aveva dei cartelli che indicavano i loro nomi, sotto i quali era scritta la sola parola: “Brigante”. Era costume, dopo che la vittima era stata inchiodata sulla trave trasversale e issata al suo posto sulla trave verticale, d’inchiodare questo cartello sulla sommità della croce, appena sopra la testa del criminale, affinché tutti i testimoni potessero sapere per quale crimine il condannato era crocifisso. La didascalia che il centurione portò per metterlo sulla croce di Gesù era stata scritta da Pilato stesso in latino, in greco e in aramaico, e diceva: “Gesù di Nazaret — il Re dei Giudei.”
(2005.1) 187:1.3 Alcune delle autorità ebraiche che erano ancora presenti quando Pilato scrisse questa didascalia protestarono vigorosamente contro la qualifica di Gesù quale “re dei Giudei”. Ma Pilato ricordò loro che tale accusa faceva parte dell’imputazione che aveva portato alla sua condanna. Quando i Giudei videro che non avrebbero potuto influire su Pilato per fargli cambiare idea, chiesero che essa fosse almeno modificata in: “Egli ha detto: ‘Io sono il re dei Giudei.’ ” Ma Pilato fu inflessibile e non volle modificare lo scritto. A tutte le suppliche successive egli si limitò a rispondere: “Ciò che ho scritto, ho scritto.”
(2005.2) 187:1.4 Ordinariamente era costume andare al Golgota per la via più lunga, affinché un gran numero di persone potessero vedere il criminale condannato, ma questo giorno essi presero la via più diretta per la porta di Damasco, che portava fuori della città verso nord, e seguendo questo percorso, essi arrivarono presto al Golgota, il luogo ufficiale delle crocifissioni a Gerusalemme. Oltre il Golgota c’erano le ville dei ricchi, e dall’altra parte della strada c’erano le tombe di molti Ebrei benestanti.
(2005.3) 187:1.5 La crocifissione non era un genere di punizione ebrea. I Greci e i Romani appresero questo metodo d’esecuzione dai Fenici. Anche Erode, con tutta la sua crudeltà, non faceva ricorso alla crocifissione. I Romani non crocifissero mai un cittadino romano; soltanto schiavi e popoli assoggettati erano sottoposti a questo genere di morte disonorevole. Durante l’assedio di Gerusalemme, giusto quarant’anni dopo la crocifissione di Gesù, tutto il Golgota fu coperto da migliaia e migliaia di croci sulle quali, giorno per giorno, periva il fior fiore della razza ebraica. Un terribile raccolto, in verità, della semina di questo giorno.
(2005.4) 187:1.6 Mentre la processione funebre passava lungo le strette vie di Gerusalemme, molte donne ebree dal cuore tenero che avevano ascoltato le parole d’incoraggiamento e di compassione di Gesù, e che conoscevano la sua vita di ministero amorevole, non seppero trattenersi dal piangere quando lo videro condotto verso una morte tanto ignobile. Al suo passaggio molte di queste donne piangevano e si lamentavano. E quando alcune di loro osarono anche seguirlo camminando al suo fianco, il Maestro si volse verso di loro e disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete piuttosto per voi stesse e per i vostri figli. La mia opera è quasi terminata — presto io andrò da mio Padre — ma i tempi di terribili afflizioni per Gerusalemme stanno per cominciare. Ecco, stanno per giungere giorni in cui direte: benedette le sterili e quelle il cui seno non ha mai allattato i loro piccoli. In quei giorni voi pregherete le rocce delle colline di cadere su di voi per essere liberate dal terrore delle vostre pene.”
(2005.5) 187:1.7 Queste donne di Gerusalemme furono veramente coraggiose a manifestare simpatia per Gesù, perché era severamente proibito dalla legge mostrare sentimenti amichevoli ad uno che stava per essere condotto alla crocifissione. Era solo permesso alla folla schernire, beffeggiare e canzonare il condannato, ma non era permesso esprimere alcuna simpatia. Anche se Gesù apprezzò la manifestazione di simpatia in quest’ora oscura in cui i suoi amici erano nascosti, non volle che queste donne di buon cuore incorressero nel rigore delle autorità per aver osato mostrare compassione nei suoi confronti. Anche in un momento come questo Gesù non pensava affatto a se stesso, ma solo ai terribili giorni di tregenda che aspettavano Gerusalemme e l’intera nazione ebrea.
(2006.1) 187:1.8 Mentre il Maestro avanzava faticosamente verso la crocifissione, si sentì molto affaticato; era quasi esausto. Egli non aveva ricevuto né cibo né bevanda dall’Ultima Cena a casa di Elia Marco; né gli era stato permesso di godere di un istante di sonno. Inoltre c’era stato un interrogatorio dopo l’altro fino all’ora della sua condanna, senza menzionare le flagellazioni abusive con le loro conseguenti sofferenze fisiche e perdite di sangue. Sovrapposti a tutto ciò c’erano la sua estrema angoscia mentale, la sua acuta tensione spirituale ed un terribile sentimento di solitudine umana.
(2006.2) 187:1.9 Poco dopo aver oltrepassato la porta che conduceva fuori della città, mentre Gesù barcollava portando la trave trasversale, le sue forze fisiche vennero momentaneamente meno ed egli cadde sotto il peso del suo pesante fardello. I soldati inveirono contro di lui e gli diedero dei calci, ma egli non riusciva ad alzarsi. Quando il capitano vide ciò, sapendo quello che Gesù aveva già subito, comandò ai soldati di desistere. Poi ordinò ad un passante, un certo Simone di Cirene, di togliere la trave trasversale dalle spalle di Gesù e lo costrinse a portarla per il resto della strada sino al Golgota.
(2006.3) 187:1.10 Questo Simone aveva percorso tutta la strada da Cirene, nell’Africa del Nord, per assistere alla Pasqua. Egli si era fermato con altri Cirenei appena fuori le mura della città e si stava recando in città ad assistere ai servizi del tempio quando il capitano romano gli ordinò di portare la trave trasversale di Gesù. Simone si trattenne per tutto il periodo della morte del Maestro sulla croce, parlando con molti dei suoi amici e con i suoi nemici. Dopo la risurrezione e prima di lasciare Gerusalemme, egli divenne un intrepido credente nel vangelo del regno, e quando ritornò a casa fece entrare la sua famiglia nel regno celeste. I suoi due figli, Alessandro e Rufo, divennero degli insegnanti molto efficaci del nuovo vangelo in Africa. Ma Simone non seppe mai che Gesù, di cui aveva portato il fardello, ed il precettore ebreo che un tempo aveva soccorso suo figlio ferito, erano la stessa persona.
(2006.4) 187:1.11 Erano da poco passate le nove quando la processione di morte arrivò al Golgota, e i soldati romani si misero all’opera per inchiodare i due briganti e il Figlio dell’Uomo sulle loro rispettive croci.

2. La crocifissione

(2006.5) 187:2.1 I soldati legarono prima le braccia del Maestro alla trave trasversale con delle corde, e poi inchiodarono le sue mani al legno. Quando ebbero issato questa trave trasversale sul montante, e dopo averla solidamente inchiodata sulla trave verticale della croce, essi legarono e inchiodarono i suoi piedi al legno usando un solo chiodo lungo per forare entrambi i piedi. La trave verticale aveva un grosso piolo inserito ad altezza adeguata, che serviva come una specie di sellino per sostenere il peso del corpo. La croce non era alta; i piedi del maestro erano solo a circa un metro dal suolo. Egli fu perciò in grado di udire tutto ciò che fu detto di lui per deriderlo e di distinguere bene l’espressione del viso di tutti coloro che si burlarono così irriguardosamente di lui. Ed anche coloro che erano presenti poterono udire facilmente tutto ciò che Gesù disse durante queste ore di prolungata tortura e di morte lenta.
(2007.1) 187:2.2 Era costume togliere tutti i vestiti a coloro che stavano per essere crocifissi, ma poiché gli Ebrei si opponevano grandemente all’esposizione pubblica della figura umana nuda, i Romani mettevano sempre un’apposita fascia ai fianchi di tutte le persone crocifisse a Gerusalemme. Di conseguenza, dopo che furono tolte le vesti a Gesù, egli fu cinto in tal modo prima di essere messo sulla croce.
(2007.2) 187:2.3 Si ricorreva alla crocifissione per infliggere una punizione crudele e prolungata; la vittima talvolta non moriva che dopo parecchi giorni. A Gerusalemme c’era un considerevole sentimento di opposizione alla crocifissione, ed esisteva un’associazione di donne ebree che mandava sempre una rappresentante alle crocifissioni per offrire alla vittima del vino drogato per diminuire le sue sofferenze. Ma quando Gesù assaggiò questo vino narcotizzato, benché egli fosse assetato, rifiutò di berlo. Il Maestro scelse di conservare la sua coscienza umana fino all’estremo. Egli voleva affrontare la morte, anche sotto questa forma crudele e disumana, e vincerla con la sottomissione volontaria alla piena esperienza umana.
(2007.3) 187:2.4 Prima che Gesù fosse messo sulla sua croce, i due briganti erano già stati posti sulle loro croci, maledicendo continuamente i loro carnefici e sputando su di loro. Le sole parole di Gesù mentre lo inchiodavano sulla trave trasversale furono: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.” Egli non avrebbe potuto intercedere con tanta misericordia ed amore per i suoi carnefici se questi pensieri di devozione affettuosa non fossero stati il movente principale di tutta la sua vita di servizio altruista. Le idee, i moventi e i desideri ardenti di tutta una vita si rivelano apertamente in una crisi.
(2007.4) 187:2.5 Dopo che il Maestro fu issato sulla croce, il capitano inchiodò il titolo sopra la sua testa, e vi si leggeva in tre lingue: “Gesù di Nazaret — il Re dei Giudei.” I Giudei erano infuriati per questo presunto insulto. Ma Pilato era irritato per le loro maniere irriverenti; egli sentiva di essere stato intimidito e umiliato, e adottò questo metodo per ottenere una meschina vendetta. Egli avrebbe potuto scrivere: “Gesù, un ribelle.” Ma egli sapeva bene quanto questi Ebrei di Gerusalemme detestavano il nome stesso di Nazaret, ed era determinato ad umiliarli in questo modo. Egli sapeva anche che essi sarebbero stati feriti proprio nel vivo vedendo chiamare questo Galileo giustiziato “il Re dei Giudei”.
(2007.5) 187:2.6 Molti dirigenti ebrei, quando seppero come Pilato aveva cercato di prenderli in giro ponendo questa iscrizione sulla croce di Gesù, si affrettarono ad andare sul Golgota, ma non osarono tentare di rimuoverla perché i soldati romani montavano la guardia. Non potendo rimuovere il titolo, questi capi si mescolarono alla folla e fecero tutto il possibile per incitare alla derisione e allo scherno, per timore che qualcuno prendesse sul serio l’iscrizione.
(2007.6) 187:2.7 L’apostolo Giovanni, con Maria madre di Gesù, Rut e Giuda, arrivò sulla scena subito dopo che Gesù era stato issato nella sua posizione sulla croce, e nel momento in cui il capitano stava inchiodando il titolo sopra la testa del Maestro. Giovanni fu il solo degli undici apostoli ad assistere alla crocifissione, ed anche lui non fu presente per tutto il tempo, perché corse a Gerusalemme per condurre qui sua madre e le sue amiche subito dopo aver condotto sulla scena la madre di Gesù.
(2007.7) 187:2.8 Quando Gesù vide sua madre con Giovanni, suo fratello e sua sorella, sorrise ma non disse nulla. Nel frattempo i quattro soldati assegnati alla crocifissione del Maestro avevano diviso, secondo il costume, le sue vesti tra di loro: uno prese i sandali, uno il turbante, uno la cintura e il quarto il mantello. Restava la tunica, o veste senza cintura che scendeva quasi fino alle ginocchia, da essere tagliata in quattro pezzi, ma quando i soldati videro quanto fosse insolita questa veste, decisero di trarla a sorte. Gesù li osservava mentre essi si dividevano i suoi vestiti e la folla irriverente si burlava di lui.
(2008.1) 187:2.9 Fu un bene che i soldati romani si fossero impossessati delle vesti del Maestro. Altrimenti, se i suoi discepoli avessero preso possesso di queste vesti, sarebbero stati tentati di farne delle reliquie oggetto di adorazione superstiziosa. Il Maestro desiderava che i suoi discepoli non avessero niente di materiale da associare alla sua vita terrena. Egli voleva lasciare all’umanità soltanto il ricordo di una vita umana dedicata all’alto ideale spirituale di essere consacrato a fare la volontà del Padre.

3. Coloro che videro la crocifissione

(2008.2) 187:3.1 Verso le nove e mezzo di questo venerdì mattina Gesù fu appeso alla croce. Prima delle undici più di mille persone si erano riunite per assistere a questo spettacolo della crocifissione del Figlio dell’Uomo. Durante queste ore terribili le schiere invisibili di un universo stavano ad osservare in silenzio questo fenomeno straordinario del Creatore che stava morendo della morte della creatura, addirittura della morte più infamante di un criminale condannato.
(2008.3) 187:3.2 Vicino alla croce, in un momento o in altro durante la crocifissione, ci furono Maria, Rut, Giuda, Giovanni, Salomè (madre di Giovanni) ed un gruppo di donne sincere credenti tra cui Maria, la moglie di Clopa e sorella della madre di Gesù, Maria Maddalena e Rebecca, un tempo abitante a Sefforis. Questi ed altri amici di Gesù rimasero in silenzio ad osservare la sua grande pazienza e forza d’animo e videro le sue intense sofferenze.
(2008.4) 187:3.3 Molti passanti scuotevano la testa e, inveendo contro di lui, dicevano: “Tu che volevi distruggere il tempio e ricostruirlo in tre giorni, salva te stesso. Se sei il Figlio di Dio, perché non scendi dalla tua croce?” In maniera analoga alcuni dirigenti ebrei si burlavano di lui dicendo: “Ha salvato gli altri, ma non può salvare se stesso.” Altri dicevano: “Se sei il re dei Giudei, scendi dalla croce e crederemo in te.” E più tardi si burlarono ancora di più di lui dicendo: “Si è affidato a Dio perché lo liberi. Ha anche affermato di essere il Figlio di Dio — guardatelo ora — crocifisso tra due ladri.” Anche i due ladri inveirono contro di lui e lo riempirono d’insulti.
(2008.5) 187:3.4 Poiché Gesù non replicava alcunché ai loro sarcasmi, e poiché si avvicinava il mezzodì di questo giorno speciale di preparazione, alle undici e mezzo la maggior parte della folla che lo derideva e beffeggiava se n’era andata; rimasero sulla scena meno di cinquanta persone. I soldati si prepararono ora a mangiare il loro pasto e a bere il loro vino aspro e scadente, disponendosi per la lunga veglia ai moribondi. Mentre bevevano il loro vino, essi fecero un brindisi derisorio a Gesù dicendo: “Salute e buona fortuna! Al re dei Giudei.” Ed essi furono stupiti nel vedere l’espressione tollerante del Maestro di fronte alle loro derisioni e alle loro beffe.
(2008.6) 187:3.5 Quando Gesù li vide mangiare e bere, guardò verso di loro e disse: “Ho sete.” Quando il capitano della guardia udì Gesù dire “ho sete”, prese un po’ di vino dalla sua bottiglia e, appuntando il tappo spugnoso impregnato sull’estremità di un giavellotto, lo alzò fino a Gesù perché potesse inumidire le sue labbra inaridite.
(2008.7) 187:3.6 Gesù aveva deciso di vivere senza ricorrere al suo potere soprannaturale, e similmente scelse di morire sulla croce come un mortale ordinario. Egli era vissuto come un uomo e voleva morire come un uomo — facendo la volontà del Padre.

4. Il ladro sulla croce

(2008.8) 187:4.1 Uno dei briganti inveì contro Gesù dicendo: “Se tu sei il Figlio di Dio, perché non salvi te stesso e noi?” Ma quando ebbe rimproverato Gesù, l’altro ladro, che aveva ascoltato molte volte il Maestro insegnare, disse: “Non hai paura nemmeno di Dio? Non vedi che noi stiamo soffrendo giustamente per le nostre azioni, ma che quest’uomo soffre ingiustamente? Faremmo meglio a cercare il perdono per i nostri peccati e la salvezza per la nostra anima.” Quando Gesù udì il ladro dire questo, volse il suo viso verso di lui e sorrise in segno di approvazione. Quando il malfattore vide il viso di Gesù girato verso di lui, fece appello al suo coraggio, ravvivò la fiamma tremolante della sua fede e disse: “Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.” Ed allora Gesù disse: “In verità, in verità ti dico oggi, tu sarai un giorno con me in Paradiso.”
(2009.1) 187:4.2 Il Maestro ebbe il tempo, in mezzo ai tormenti della morte mortale, di ascoltare la confessione di fede del brigante credente. Quando questo ladro cercò la salvezza, trovò la liberazione. Molte volte in precedenza egli era stato tentato di credere in Gesù, ma solo in queste ultime ore di coscienza si volse con tutto il suo cuore verso l’insegnamento del Maestro. Quando vide il modo in cui Gesù affrontava la morte sulla croce, questo ladro non poté resistere più a lungo alla convinzione che questo Figlio dell’Uomo era in verità il Figlio di Dio.
(2009.2) 187:4.3 Durante questo episodio della conversione e dell’accoglimento del ladro nel regno da parte di Gesù, l’apostolo Giovanni era assente, essendo andato in città per condurre sua madre e le sue amiche sulla scena della crocifissione. Luca seppe successivamente questa storia dal capitano romano delle guardie convertito.
(2009.3) 187:4.4 L’apostolo Giovanni parlò della crocifissione come ricordava il fatto dopo due terzi di secolo dall’avvenimento. Le altre esposizioni furono basate sul racconto del centurione romano di servizio il quale, a causa di ciò che vide e udì, credette successivamente in Gesù ed entrò pienamente nella comunità del regno dei cieli sulla terra.
(2009.4) 187:4.5 Questo giovane uomo, il brigante pentito, era stato portato ad una vita di violenza e di misfatti da coloro che esaltavano una tale carriera di ruberie come un’efficace protesta patriottica contro l’oppressione politica e l’ingiustizia sociale. Questo genere d’insegnamento, aggiunto allo stimolo per l’avventura, portò molti giovani altrimenti ben intenzionati ad arruolarsi in queste audaci spedizioni di ruberie. Questo giovane aveva considerato Barabba un eroe. Ora vedeva che si era ingannato. Qui sulla croce accanto a lui vedeva un uomo realmente grande, un vero eroe. Qui c’era un eroe che infiammava il suo zelo ed ispirava le sue più alte idee di dignità morale, e ravvivava i suoi ideali di coraggio, di risolutezza e di audacia. Osservando Gesù, crebbe nel suo cuore un sentimento irresistibile d’amore, di lealtà e di autentica grandezza.
(2009.5) 187:4.6 E se qualche altra persona tra la folla che scherniva avesse sentito nascere la fede nella sua anima ed avesse fatto appello alla misericordia di Gesù, sarebbe stata accolta con la stessa affettuosa considerazione mostrata verso il brigante credente.
(2009.6) 187:4.7 Subito dopo che il ladro pentito udì la promessa del Maestro che si sarebbero incontrati un giorno in Paradiso, Giovanni ritornò dalla città conducendo con lui sua madre ed un gruppo di una dozzina di donne credenti. Giovanni riprese il suo posto accanto a Maria, madre di Gesù, sostenendola. Suo figlio Giuda stava dall’altra parte. Quando Gesù posò il suo sguardo su questa scena era mezzogiorno, e disse a sua madre: “Donna, ecco tuo figlio!” E parlando a Giovanni disse: “Figlio mio, ecco tua madre!” Poi si rivolse ad entrambi dicendo: “Desidero che vi allontaniate da questo luogo.” E così Giovanni e Giuda condussero via Maria dal Golgota. Giovanni portò la madre di Gesù nel luogo in cui egli alloggiava a Gerusalemme e poi si affrettò a ritornare alla scena della crocifissione. Dopo la Pasqua, Maria ritornò a Betsaida, dove visse a casa di Giovanni per il resto della sua vita terrena. Maria non visse neanche un anno dopo la morte di Gesù.
(2010.1) 187:4.8 Dopo che Maria si fu allontanata, le altre donne si ritirarono a breve distanza e rimasero in attesa fino a che Gesù spirò sulla croce, ed esse erano ancora là quando il corpo del Maestro fu tirato giù per essere sepolto.

5. L’ultima ora sulla croce

(2010.2) 187:5.1 Benché fosse presto in questa stagione per un tale fenomeno, poco dopo le dodici il cielo si oscurò a ragione della sabbia fine nell’aria. La popolazione di Gerusalemme sapeva che ciò significava l’arrivo di una di quelle tempeste di sabbia con vento caldo provenienti dal deserto d’Arabia. Prima dell’una il cielo era talmente buio da oscurare il sole, e il resto della folla si affrettò a rientrare in città. Quando il Maestro abbandonò la sua vita poco dopo quest’ora, erano presenti meno di trenta persone, soltanto i tredici soldati romani e un gruppo di una quindicina di credenti. Questi credenti erano tutti donne eccetto due, Giuda, il fratello di Gesù e Giovanni Zebedeo, che era tornato sulla scena poco prima che il Maestro spirasse.
(2010.3) 187:5.2 Poco dopo l’una, tra la crescente oscurità della violenta tempesta di sabbia, Gesù cominciò a perdere la sua coscienza umana. Le sue ultime parole di misericordia, di perdono e di esortazione erano state pronunciate. Il suo ultimo desiderio — concernente la cura di sua madre — era stato espresso. Durante quest’ora dell’approssimarsi della morte, la mente umana di Gesù ricorse alla ripetizione di molti passaggi delle Scritture ebraiche, particolarmente dei Salmi. L’ultimo pensiero cosciente del Gesù umano riguardò la ripetizione mentale di una parte del Libro dei Salmi ora conosciuta come Salmi ventesimo, ventunesimo e ventiduesimo. Mentre le sue labbra si muovevano spesso, egli era troppo debole per pronunciare le parole mentre questi passaggi, che conosceva così bene a memoria, passavano per la sua mente. Solo poche volte coloro che si trovavano vicino afferrarono qualche citazione, quale: “So che il Signore salverà il suo unto”, “La tua mano scoprirà tutti i miei nemici” e “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Gesù non ebbe per un solo istante il minimo dubbio di aver vissuto conformemente alla volontà del Padre, e non dubitò mai che stava abbandonando ora la sua vita nella carne conformemente alla volontà di suo Padre. Egli non pensava che il Padre l’avesse abbandonato; stava soltanto recitando nella sua coscienza che svaniva numerose Scritture, tra cui questo Salmo ventiduesimo, che comincia con “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” E capitò che questo fu uno dei tre passaggi che furono pronunciati con sufficiente chiarezza da essere uditi da coloro che stavano vicino.
(2010.4) 187:5.3 L’ultima richiesta che il Gesù mortale fece ai suoi simili fu formulata verso l’una e mezzo quando, una seconda volta, disse: “Ho sete”, e lo stesso capitano della guardia umettò di nuovo le sue labbra con la stessa spugna impregnata nel vino aspro, in quel tempo comunemente chiamato aceto.
(2010.5) 187:5.4 La tempesta di sabbia crebbe d’intensità e il cielo si oscurò sempre di più. I soldati e il piccolo gruppo di credenti stavano là. I soldati si rannicchiarono vicino alla croce, raggomitolati insieme per proteggersi dalla sabbia sferzante. La madre di Giovanni ed altre persone osservavano a distanza da un luogo in cui erano un po’ riparate da una roccia sovrastante. Quando il Maestro rese infine il suo ultimo respiro, erano presenti ai piedi della sua croce Giovanni Zebedeo, Giuda fratello di Gesù, sua sorella Rut, Maria Maddalena e Rebecca, un tempo dimorante a Sefforis.
(2011.1) 187:5.5 Era poco prima delle tre quando Gesù esclamò ad alta voce: “È finita! Padre, rimetto il mio spirito nelle tue mani.” E dopo che ebbe parlato così, reclinò il capo e abbandonò la lotta per la vita. Quando il centurione romano vide come Gesù era morto, si batté il petto e disse: “Questo era davvero un uomo retto; deve essere stato veramente un Figlio di Dio.” E da quel momento egli cominciò a credere in Gesù.
(2011.2) 187:5.6 Gesù morì realmente — così come aveva vissuto. Egli ammise francamente la sua regalità e rimase padrone della situazione per tutto quel tragico giorno. Andò volontariamente verso la sua morte infamante, dopo aver provveduto alla salvezza dei suoi apostoli scelti. Egli impedì saggiamente a Pietro di causare disordini con la sua violenza e fece in modo che Giovanni potesse restare vicino a lui sino alla fine della sua esistenza di mortale. Rivelò la sua vera natura al crudele Sinedrio e ricordò a Pilato la fonte della sua autorità sovrana come Figlio di Dio. Egli partì per il Golgota portando la sua trave trasversale e terminò il suo conferimento d’amore rimettendo il suo spirito che aveva acquisito come mortale al Padre del Paradiso. Dopo una tale vita — e al momento di una tale morte — il Maestro poté veramente dire: “È finita.”
(2011.3) 187:5.7 Poiché questo era il giorno della preparazione sia alla Pasqua che al sabato, gli Ebrei non volevano che questi corpi rimanessero esposti sul Golgota. Perciò essi andarono da Pilato per chiedere che le gambe di questi tre uomini fossero spezzate e che fosse dato loro il colpo di grazia, in modo che potessero essere tolti dalla croce e gettati nelle fosse funebri penali prima del tramonto. Quando Pilato udì questa richiesta, mandò subito tre soldati a spezzare le gambe e a dare il colpo di grazia a Gesù e ai due briganti.
(2011.4) 187:5.8 Quando questi soldati arrivarono al Golgota, agirono di conseguenza sui due ladri, ma, con loro grande sorpresa, trovarono Gesù già morto. Tuttavia, per essere certi della sua morte, uno dei soldati trafisse il suo fianco sinistro con la lancia. Sebbene fosse comune per le vittime della crocifissione rimanere in vita sulla croce per due o tre giorni, l’opprimente agonia emotiva e l’acuta angoscia spirituale di Gesù provocarono la fine della sua vita mortale nella carne in poco meno di cinque ore e mezza.

6. Dopo la crocifissione

(2011.5) 187:6.1 In mezzo all’oscurità della tempesta di sabbia, verso le tre e mezzo, Davide Zebedeo mandò l’ultimo dei messaggeri a portare la notizia della morte del Maestro. Egli inviò l’ultimo dei suoi corrieri a casa di Marta e di Maria a Betania, dove supponeva che la madre di Gesù si trovasse con il resto della sua famiglia.
(2011.6) 187:6.2 Dopo la morte del Maestro, Giovanni mandò le donne, sotto la guida di Giuda, a casa di Elia Marco, dove esse stettero fino al giorno dopo il sabato. Quanto a Giovanni, essendo ormai ben conosciuto dal centurione romano, rimase sul Golgota fino a quando arrivarono sulla scena Giuseppe e Nicodemo con un ordine di Pilato che li autorizzava a prendere possesso del corpo di Gesù.
(2011.7) 187:6.3 Così terminò un giorno di tragedia e di dolore per un vasto universo, le cui miriadi d’intelligenze erano rabbrividite di fronte allo scioccante spettacolo della crocifissione dell’incarnazione umana del loro amato Sovrano; esse erano sconvolte da questa esibizione d’insensibilità mortale e di perversità umana.