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mercoledì, gennaio 03, 2018

Lo strano caso di Rolando Pelizza


Sito origine di Rino di Stefano al seguente indirizzo : https://www.rinodistefano.com/
© RIPRODUZIONE RISERVATA – I siti web, blog, social media, giornali, riviste, trasmissioni televisive o radio, che desiderano servirsi dei contenuti di questo articolo per la diffusione pubblica, DEVONO CITARE IL SITO WEB RINODISTEFANO.COM COME FONTE.

Rolando Pelizza

Chi è Rolando Pelizza fare riferimento al link : http://www.majorana-pelizza.it/?page_id=252
Dichiara di aver incontrato all’età di 20 anni, per caso in un convento del sud Italia il fisicoEttore Majorana nel 1958 (di cui non si avevano più notizie dal 27 Marzo 1938) , che non s’è mai allontanato dall’Italia fino al 2006 (anno della presunta morte).
A riprova di questo, fornisce foto e documenti che vengono periziati per dettagli prego fare riferimento al seguente sito : https://www.rinodistefano.com/it/articoli/majorana-prove-2.php

Conseguentemente ne diventa suo allievo e con la supervisione di Ettore Majorana intorno agli anni Sessanta iniziano la costruzione di una macchina che dovrà realizzare le seguenti fasi :
1° fase: annichilimento controllato della materia (Distruzione o vaporizzazione)
2° fase: rallentamento dello spin della materia per far sì che si surriscaldi (Produzione di Energia tramite l’impiego di 40w riuscire a generare 800° di calore)
3° fase: trasmutazione della materia (Da un tipo di materia ad un altro)
4° fase: traslazione della materia. (Probabile teletrasporto della materia)

Intervista a Rolando Pelizza

Foto tratta dal sito https://www.rinodistefano.com con dedica firmata da Ettore Majorana
Tratto dal sito origine : http://www.majorana-pelizza.it/
Rolando Pelizza ricorda numerosi problemi operativi dovuti alla realizzazione pratica della macchina, ben 228 andarono distrutte durante la fase operativa (a causa di errori matematici) e solo nel 1972 fu possibile arrivare al primo esperimento pienamente riuscito.
foto tratta dal sito https://www.rinodistefano.com con dicitura : “il cuore della macchina”

1° fase: annichilimento controllato della materia


Il primo esperimento registrato su video cassetta: la prima prova mostra una tavola di compensato e laddove il fascio viene orientato si ha la reazione di “annichilamento” della materia che lascia un foro; la seconda mostra una lastra di ferro con lo stesso trattamento di cui sopra: il foro con il retro bianco è dovuto ad un foglio di carta poggiato sulla parete ameno di un metro; la terza evidenzia un gruppo di materiali: polistirolo espanso, plexiglass e compensato, sui quali l’effetto resta identico; la quarta prova è interessante in quanto il fascio deve reagire sul polistirolo espanso bianco, ma attraversando il cilindro di ferro pieno poggiato su di un mattone, sul quale non viene prodotto nessun effetto; la quinta prova consiste nel coprire il tubo che emette il fascio con una lastra di polistirolo espanso, come quello trattato prima, e far reagire il fascio sul mattone ed il cilindro di ferro insieme: vengono mostrati i residui rimasti; la sesta prova mostra delle piastrelle di ceramica da pavimento poggiate su una lastra di vetro, e si seleziona solo la ceramica per la reazione: si mostrano i residui rimasti: l’ultima prova consiste nel praticare un foro nel mattone di terracotta mostrato. Ogni prova descritta ha avuto una reazione durata qualche frazione di secondo. I residui sono quei materiali non selezionati nel fascio e fusi per effetto di calore. La foto di un mattone ripresa in un successivo esperimento.
Mannaia e mattone (c) Rolando Pelizza

2° fase: rallentamento dello spin della materia per far sì che si surriscaldi

Riscaldamento a distanza

Questo filmato è composto di vari spezzoni di registrazioni. La prima mostra Pugliese che descrive i campioni dati dal Prof. Clementel per eseguire gli esperimenti di cui sopra. Segue la parte in cui Pelizza e Panetta mostrano al Notaio Leroy la macchina ed i materiali che sarebbero serviti per l’esperimento del giorno dopo. Dovendo partire per sopraggiunti impegni di lavoro, il Notaio visionava tutto nella notte precedente, lasciando ad assistere l’Arc. Roger Goeders in sua sostituzione. Il Notaio doveva certificare di aver visto la macchina alimentata dalla batteria di un’auto utilitaria. Ciò serviva per predisporre il contratto con il Governo Belga. Successivamente, il giorno dopo, si vede l’esperimento ripreso dalla parte che era visibile l’oggetto da trattare: una lastrina di rame posta dopo un pilastro di cemento armato del capannone che veniva riscaldata al 40% del suo punto di fusione. Era il secondo esperimento di riscaldamento che veniva eseguito. Nel filmato si intravedono le figure di Giuseppe Piras, Pierluigi Bossoni, Antonio Taini, Roger Goeders e Pietro Panetta. Rolando Pelizza all’interno manovrava la macchina e si avvicinava al pezzo trattato, sentiva l’emanazione di calore e lo portava a far sentire a tutti i presenti, visibili oltre la vetrata.
Implosione della macchina (Superato il tempo dei 30sec. le particelle hanno effetto sulla macchina stessa distruggendola)

In questo filmato continua la prova di cui sopra, ma la ripresa è di fronte alla macchina. Appare Pelizza che corre verso l’uscita – la vetrata di prima – e segue un bagliore dove è visibile un cilindro posto a ridosso della colonna del capannone. Succede che la prova consisteva nel portare in ebollizione l’acqua contenuta in un cilindro di vetro; il fascio avrebbe dovuto attraversare il pilastro di cemento, poi il contenitore di vetro ed agire solo sull’acqua contenuta nel cilindro. Ad azionare l’impulso era stato deputato Giuseppe Piras, che ebbe tuttavia un momento di esitazione, venendo così superato il fatidico termine dei trenta secondi, oltre il quale se il fascio non viene espulso la creazione di anti particelle reagisce all’interno della macchina e questa implode su sé stessa, con la conseguente generazione di calore, ma senza spostamento d’aria né esplosioni. Alcune ore dopo si visitavano i resti dell’implosione e Pelizza faceva notare a Piras l’enorme calore generato, che oltre a quasi fondere la macchina aveva fuso oltre un metro quadrato di gres del pavimento. Dal punto di vista fisico il secondo esperimento della fase due ebbe successo.

3° fase: trasmutazione della materia

Spagna Ottobre 1992 Trasmutazione della gommapiuma in oro puro (inesistente in natura)

Il video inizia mostrando in primo piano un cubo di gommapiuma appoggiato su un tavolo che ad un certo punto dopo un bagliore muta di colore diventando dorato. Il cubo viene misurato e pesato su una bilancia è di circa 64,5 kg. Sono visibili scarti e cubi di gommapiuma. È indicata la data del 30 ottobre 1992. Sullo sfondo si possono notare i cubi di color oro impilati.
Pelizza mostra una sega circolare a simboleggiare il taglio avvenuto successivamente. La data è il 31 ottobre 1992. Il 2 novembre 1992 le lastre tagliate sono dipinte di nero, sono mostrati i residui di trucioli in oro, si caricano in macchina le lastre dipinte di nero. In data 1 novembre 1992 si procede alla trasformazione di un pezzo di gommapiuma in oro e dopo il consueto bagliore si ha il miracolo della trasformazione. Negli ultimi 10 secondi è visibile la macchina con la batteria che la alimenta.
Note: il video è composto di vari frammenti alcuni riportati nella pagina della Perizia allegata. Ha una durata complessiva di 7 minuti e 10 secondi. Si noteranno che nella stessa prova ci sono variazione di orario tra l’inizio e la fine, ciò è dovuto al fatto che nel 1992 la terza fase in questione non era a punto e quindi richiedeva vari aggiustamenti prima di dare il fascio adeguato. La nota dolente è che i circa 250 kg, delle lastre tinteggiate e caricate in macchina, furono rubate, mentre i cubi, circa otto tonnellate, (vedi Foto) sono state portate via ufficialmente, con l’impegno di un pagamento, mai avvenuto.

4° fase: traslazione della materia

Ettore Majorana a Rolando Pelizza : Ti aspetto per tirarti le orecchie !
Undici anni di latitanza, contatti mantenuti solo attraverso gli emissari di Majorana e la segretaria di Rolando. Si tenta la realizzazione della terza fase ma Majorana lo riprende per il pericolo occorso. Rolando ha una conoscenza della matematica di Majorana inferiore ai due terzi, e facendosi aiutare per i calcoli da un informatico svizzero incapace di gestirli, ha fatto infuriare il Maestro per il grave pericolo di arrivare alla quarta fase senza controllo, e quindi di scomparire nello spazio. “ti aspetto per tirarti le orecchie ….”

La Macchina

Nel 1 Marzo 2016 (libero dal giuramento di non parlarne per 10 anni dopo la morte di Ettore Majorana) scrive il seguente documento con volontà di rendere pubbliche le scoperte di Ettore Majorana ed il suo lavoro di realizzazione pratico della macchina.
(c) Rolando Pelizza – Tutti i diritti riservati

link ai Disegni macchina in CAD/CAM (.STEP) :https://www.rinodistefano.com/docs/Disegni-Macchina_STEP.zip
link alla Documentazione gestione rotazione motori e impulso alla bobina :https://www.rinodistefano.com/docs/Gestione-Motori-Macchina-Rolando-Pelizza.zip
Corrispondenza tra Ettore Majorana e Rolando Pelizza (c) Rolando Pelizza – Tutti i diritti riservati

Tratto dal sito origine : http://www.majorana-pelizza.it/
(c) Rolando Pelizza – Tutti i diritti riservati

lunedì, gennaio 01, 2018

MAJORANA PELIZZA IL FUTURO NEGATO



INIZIO

  Ettore Majorana classe 1906   Rolando Pelizza classe 1938    

Sono Rolando Pelizza e questa vicenda ebbe inizio nel 1958, quando avevo venti anni.
Dopo un breve periodo di frequentazione con il Prof. Majorana e di apprendimento dei “Suoi” rivoluzionari principi di matematica e fisica, Egli mi disse: “se decidi di seguire i miei insegnamenti, sappi che dovrai lavorare intensamente, ed a risultato raggiunto potresti avere molti problemi”.
Accettai senza tentennamenti e riserva alcuna: ero entusiasta e lusingato di quanto mi stava accadendo.
Oggi sono trascorsi 59 anni e la predizione di Ettore si è pienamente avverata.
Video Player
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Il breve filmato che precede è stato ripreso il 5 agosto 1996 e rappresenta uno dei miei incontri con Ettore Majorana.

Con grande amarezza dichiaro quanto segue…

Oltre mezzo secolo di studi da parte di Ettore Majorana e di mie sperimentazioni hanno permesso la realizzazione di una macchina che avrebbe potuto portare benessere ed incalcolabili benefici all’Umanità.
Essendo la realizzazione pratica di nuovi principi di matematica e di fisica che tuttora non trovano riscontro nelle conoscenze ufficiali, questa scoperta è in grado di produrre calore praticamente a costo zero (essendo alimentata solamente da una batteria da 12 volt) e successivamente utilizzarlo per produrre energia elettrica. Inoltre può trasmutare qualsiasi elemento della materia in un altro. Gli impieghi, come ben si può immaginare, sarebbero innumerevoli, basti pensare che potrebbe eliminare l’anidride carbonica nell’atmosfera e ricostruire lo strato di ozono, che ormai sappiamo essere insufficiente per la protezione del nostro pianeta dai raggi solari. Devo purtroppo usare il condizionale in quanto l’Umanità è stata privata di tutti questi possibili benefici a causa del volere di pochi.
Nel rendere pubblici gli esperimenti da me eseguiti per mettere a punto la “macchina”, mi sono sempre raccomandato che fossero evidenziati gli scopi di questa mia scelta, ossia
  • che questo fosse l’unico modo per rendere tutti consapevoli delle grandi opportunità che la realizzazione della macchina offriva
  • che il grande merito scientifico dell’elaborazione della teoria fisica sulla quale si basa la “macchina” non è dovuto a me, bensì a Ettore Majorana
  • che, ancor prima che un “strumento”, questa è da considerarsi un grande dono che Dio ha concesso a tutta l’Umanità, dono che non dovrà mai essere utilizzato per accrescere il potere di questo o quell’altro “grande” della Terra, inteso come Stato o Centro di potere. Al contrario, dovrà essere gestito a vantaggio di tutti gli esseri del creato, proiettandoli verso un futuro migliore o meglio garantendo loro un futuro, visto che il nostro è seriamente messo a grave rischio.Purtroppo questo straordinario ritrovato tecnologico, la “macchina”, già dai primi esperimenti non fu considerato come strumento utile all’Umanità intera, ma pressoché unicamente come “arma” dagli effetti sconvolgenti, in grado di modificare gli equilibri mondiali. Il risultato fu che si crearono bramosie, si configurarono intrighi e furono messi in atto veri e propri ricatti nei confronti miei e del mio Maestro. Oltretutto, siamo stati oggetto di reiterati e sistematici furti di documenti, materiali, prototipi e “macchine” già completate.
    La mia conoscenza e frequentazione, sia pur saltuaria, con Ettore è stata dimostrata sia direttamente tramite foto, filmati e documenti eccezionali presenti in questo sito (e ancora di più nel libro 
    2006: Majorana era vivo!” , che riprende e amplia i precedenti due libri
     Il Dito di Dio”, “Il Segreto di Majorana, due uomini una macchina). A questi si aggiungono una serie di esperimenti da me eseguiti su indicazione del mio Maestro, che restano ancora oggi incomprensibili ai più preparati fisici.
    Fin dall’inizio, siamo stati costantemente ostacolati ed è stata impedita qualsiasi nostra iniziativa o applicazione pratica della ”macchina” per il beneficio collettivo. Non solo, anche le mie iniziative imprenditoriali sono state sistematicamente boicottate, anche se nulla avevano a che vedere con questa.Un esempio: già nel 1972 avevo messo a punto una spugna idrorepellente e oleofila in grado di assorbire in modo ecologico eventuali versamenti di idrocarburi nelle acque in caso di disastri ambientali; profondamente immerso nei miei esperimenti sulla “macchina” in quegli anni non ebbi modo di commercializzarla. Nel 2007 gli stessi che mi osteggiavano nei miei progetti umanitari mi proposero, in cambio dei materiali che avevo prodotto, vedi foto, un pagamento dell’ordine del 50% del valore. Per giustificare questo pagamento proposero di notiziare il know della spugna creando così il contesto per giustificare il pagamento. Venne così organizzata, da miei conoscenti, una mia intervista con il giornalista Dott Colavolpe sull’argomento “spugna”, andata in onda su RAI2, che non mi procurò nient’altro che un’ulteriore inutile attesa del mantenimento di tante promesse.L’ultimo episodio di vera e propria vessazione nei miei confronti è avvenuto quando un gruppo armato si presentò a noi intimandoci di seguirli per una destinazione non specificata; Ettore si oppose fermamente temendo per la probabile separazione dalla mia famiglia e si offrì di seguirli spontaneamente in cambio della mia libertà. Così avvenne e in quell’occasione ci furono sottratte due macchine complete ed una in costruzione, oltre agli scritti del maestro riportanti i suoi progressi nel perfezionamento della IV fase dell’utilizzo della “macchina”.
    Nell’anno 2000, Majorana in una lettera mi esortò ad abbandonare ogni progetto riguardante la “macchina” poiché temeva per la mia incolumità e pensava che di fronte a certe potenze tutto sarebbe stato vano. Io proseguii per la mia strada seguendo la mia coscienza, che non mi permetteva di abbandonare un progetto così importante per l’Umanità che ora, con il senno di poi, devo considerare ahimè solo come un enorme insieme di problemi e traversie che hanno costellato la mia vita, impedendomi di vivere a fondo il rapporto con i miei cari, un diritto di cui ogni uomo dovrebbe poter godere.
    Nel 2014 ho rivolto un pubblico appello a tutti gli uomini liberi e di buona volontà. Ho divulgato l’esistenza di questa tecnologia di cui ho dato ampia dimostrazione a ben 3 stati (gli USA, l’Italia, il Belgio di fronte alla stessa Nato), ho anche spiegato le sue applicazioni concrete che potrebbero migliorare, o meglio, salvaguardare l’esistenza dell’Umanità, come voleva Ettore Majorana e come voglio io che l’ho costruita.
    Non chiedevo finanziamenti, ma la possibilità di metterla a disposizione per tutti i possibili usi pacifici e a vantaggio innanzitutto del mio Paese, dell’Europa e di tutto il resto del mondo, ma questo mio appello, probabilmente per contrari interessi superiori, è rimasto “lettera morta”.
    Ora sono logorato da tanti anni di ricatti e battaglie con i maggiori gruppi di potere, i quali hanno già avuto e vorrebbero continuare a pretendere di avere gli esclusivi benefici dell’uso di questa “macchina”. D’ora in poi mi dedicherò solo allo sviluppo ed alla commercializzazione di altre mie invenzioni tecnologiche a cominciare dalla “spugna”. Lo devo innanzitutto ai miei cari, a me stesso e anche a Ettore Majorana che già mi aveva esortato di abbandonare il progetto “macchina”.
    Con oggi ho deciso quindi di non fare più nulla che sia inerente a questa scoperta e ho distrutto tutto ciò che mi era rimasto del progetto, compresi alcuni codici indispensabili per l’utilizzo della “macchina”.
Con tanta amarezza, Rolando Pelizza
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