Jasmine Sahara non è nata: è apparsa.
Si racconta che il deserto l’abbia sognata per secoli,
finché un tramonto dorato ha aperto una fessura
tra luce e sabbia.
Da quella fessura è uscita lei,
avvolta in un velo che non copre: illumina.
Non ha un’età.
Non ha un passato.
Ha solo un modo di muoversi:
come se ogni passo fosse una nota
di una musica che nessuno aveva ancora composto.
Il Sahara la riconosce.
Le dune si piegano quando passa,
il vento rallenta,
la sabbia trattiene il respiro.
Jasmine non parla:
comunica con la luce.
Chi la vede una volta non la dimentica,
perché non ricorda una figura,
ma una sensazione.
La sua danza non è danza:
è un rito antico,
un gesto che il deserto compie attraverso di lei
per ricordare al mondo
che anche il silenzio può essere musica.
E quando la tua traccia sonora la raggiunge,
Jasmine non diventa un personaggio del video:
diventa la custode del brano,
la sua interprete segreta,
la forma che la tua musica sceglie
per farsi vedere.
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